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«Noi in prima linea diciamo: al Pd serve una scossa», di Vladimiro Fruletti

Difficoltà, imbarazzo, fatica e anche incazzatura. A sentire i segretari di
federazione del Pd, dal Nord al Sud Italia, il momento che vive il popolo dei
democratici non è (per usare un eufemismo) dei più semplici.
E se la sospensione dei lavori Parlamentari non è (forse) la goccia che ha
fatto traboccare il vaso (anche perché il vaso, assicurano, regge, almeno per
ora) certamente è un tassello in più in un mosaico la cui tinta dominante è la
frustrazione. «Sta aumentando il rischio dell’allontanamento, del disimpegno.
Mi dicono “ma come farò alle prossime elezioni a fare i banchini per chiedere
alla gente di rivotarci”» spiega Roberto Cornelli segretario della federazione
del Pd di Milano circa 11mila iscritti. Che stare con Berlusconi, soprattutto
da quelle parti, sia sentita come una «gabbia soffocante» è anche scontato.
«Qui abbiamo fatto manifestazioni su manifestazioni» ricorda Cornelli che però
sottolinea come sia diffusa anche la «consapevolezza» che dopo il disastro
delle elezioni politiche altre strade non c’erano per dare un governo al Paese.
«Ma il pericolo ora dice è che questo grande senso di responsabilità si traduca
in disaffezione più che in rabbia». Ecco perché il segretario milanese s’
attende una «risposta forte e data in fretta». Un segnale che lui vorrebbe
veder uscire dal congresso. «Per questo va fatto il prima possibile, per
indicare ai nostri iscritti e ai nostri elettori che c’è una strada nuova da
percorrere assieme».
Un messaggio per Roma. Che a Siena, il giovanissimo segretario di federazione
(quasi 10mila iscritti e la conferma del Pd alla guida della città, nonostante
tutto quello che è successo lì), Niccolò Guicciardini ha inviato ai vertici
democratici proprio sotto forma di lettera. Una specie di risposta alla email
che i capigruppo di Senato (Zanda) e Camera (Speranza) hanno mandato a tutti
gli iscritti. «Berlusconi dovrà difendersi nelle sedi opportune, ma non può
usare la politica o il suo consenso a fini personali. Sospendere i lavori
parlamentari con quelle motivazioni è inaccettabile e sbagliato. Fosse anche
per un minuto, è una questione di principi. La dirigenza del Pd ha sbagliato,
non c’è dubbio» scrive non usando perifrasi Guicciardini. E anche lui chiede il
congresso per ridare slancio a «un partito scrive che a livello nazionale ha
già commesso una buona dose di errori, ma che a livello locale sono convinto
abbia le energie e le capacità per ripartire».
Già perché la speranza è che proprio nei territori, negli amministratori
locali ci sia la chiave di svolta. «I successi alle amministrative, dalla
Serracchiani a Marino, per fortuna ci hanno dato un po’ d’ossigeno. Adesso però
è auspicabile che anche a Roma si rendano conto che sul territorio c’è
veramente un Pd capace di ripartire. Che ci sono tanti amministratori,
consiglieri comunali, sindaci che “ruscano” tutto il giorno e che sono un vero
patrimonio» sintetizza Alessandro Altamura da poco più di un mese (eletto all’
unanimità) nuovo segretario della federazione democratica di Torino che conta
12mila iscritti e oltre cento circoli. «Che il problema a governare col Pdl c’
era lo sapevamo fin dal primo giorno spiega -. Certo ricevo lettere di chi mi
dice che non è più disposto a sopportare, ma c’è anche chi chiede al Pd di
uscire dall’apnea e di essere più incisivo nel governo. I sondaggi dicono che
stiamo recuperando». E forse il malessere è più forte proprio fra i militanti,
fra chi si occupa quasi quotidianamente del Pd (dalle assemblee, al
tesseramento alle feste) che non fra gli elettori. «Che il clima non sia dei
migliori è evidente. Quello che è successo due giorni fa però non ne è stata la
causa scatenante. Il lutto per il disastro alle elezioni e i franchi tiratori
contro Prodi non è stato ancora elaborato. È come quando sei debilitato, anche
un raffreddore ti manda in crisi» dice Federico Ossari segretario della
federazione di Padova, 4mila iscritti («ne abbiamo persi almeno 500») e 111
circoli. «Io ho segretari di circolo che mi dicono che non si sento-
no più in grado di fare le tessere. “Perché continuiamo a farci del male “ mi
dicono. E io faccio fatica a tenerli. Letta per me sta facendo un lavoro
importante, ma se un problema del Pdl diventa mio non va bene. Ecco perché
serve il congresso. Dobbiamo iniziare a guardare avanti».
Lo schiaffo a Prodi continua a far male ovviamente soprattutto a Reggio
Emilia. «La sofferenza è grande e diffusa» dice Roberto Ferrari segretario
della federazione che conta oltre 11mila iscritti. Per Ferrari il governo Letta
può essere un’occasione, ma avverte anche il rischio che il Pd precipiti nell’
inutilità «come negli ultimi 6 mesi del governo Monti». «Mi dicono: “ok al
governo di servizio, ma siamo lì per servire il Paese non per essere complici
dei ricatti del Pdl». Guardare avanti è l’indicazione. «In tanti mi chiedono
che prospettive ha il Pdspiega Ferrari . Cioè sono disposti a spendersi per
ricostruire, sanno che è il Pd l’unica risposta vincente in Italia, però sono
come smarriti nel vedere con quanta enorme fatica il gruppo dirigente nazionale
si mette in discussione». Ecco di nuovo il congresso come possibile via d’
uscita. Di svolta. Magari senza ripetere, come avverte Vincenzo Di Girolamo,
segretario della federazione di Palermo quasi 6mila iscritti, «l’antico
vizietto degli accordi fra i capicorrente poi trasferiti sul territorio». Di
Girolamo dice che l’alleanza col Pdl è stata «una pillola amara che in tanti
non hanno ancora digerito» e quindi si augura che «questa scelta di necessità
sia la più breve possibile». Però chiede che nel frattempo il Pd faccia «un
congresso vero per costruire finalmente un partito vero, utile alla società e
non alle carriere di alcuni». Un’occasione «finalmente per chiarirci le idee»
per Giuseppe Lorenzoni, segretario della federazione di Sassari (4mila
tesserati) che però vede agitarsi anche pericolosi «venti di scissione». Almeno
di quelle silenziose di chi decide di restarsene a casa «se il conflitto fra le
varie componenti continuerò come oggi». Per Lorenzoni è indubbio che «le
puttanate» siano state fatte, che oggi il Pd paga gli errori commessi dal voto
di febbraio in poi, però «fare un congresso sul passato non ci servirebbe a
molto. Quello di cui il Pd ha bisogno è un dibattito vero sul domani proprio e
dell’Italia».

L’Unità 13.07.13

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