attualità, politica italiana

“Dignità”, di Roberto Napoletano

Il comportamento di Silvio Berlusconi non è dignitoso e suggella un’esperienza politica che si chiude sotto il segno di un permanente conflitto di interessi. Invece di occuparsi di cose serie (il lavoro che non c’è e il risparmio da proteggere) chiede al “suo” partito di spendersi in toto per occuparsi dei problemi giudiziari di una persona (cioè lui) che ha avuto tre gradi di giudizio per difendersi e rifiuta il verdetto finale ponendo se stesso (grave) e l’Italia (gravissimo) fuori dalle regole dello stato di diritto. Questa è la realtà. Sbaglia Berlusconi (molto) e sbaglia (soprattutto) chi nel suo partito lo incoraggia o gli va dietro voltando le spalle al Paese e confermando l’impronta padronale di una forza politica che rischia di congelare sotto una cappa nefasta la rappresentanza di istanze di centro e di centrodestra attente alle vere emergenze degli italiani e ancora molto diffuse nel corpo vivo del Paese.

Due anni fa l’Italia era uscita da tutti i portafogli e questo giornale si è assunto la responsabilità di segnalarlo con un titolo a caratteri cubitali (FATE PRESTO) che esprimeva il rigore algebrico del Sole 24 Ore ed è rimasto nell’immaginario collettivo. Allora Berlusconi comprese e fece il passo indietro nell’interesse del Paese. Adesso, purtroppo, rischia di trascinare i suoi (se non avranno un risveglio di dignità) e gli altri in una spirale negativa che può solo fare male (molto) a tutti. Da un po’ di tempo in qua la situazione sui mercati (almeno quella) è nettamente migliorata rispetto al novembre del 2011. Sono, però, sotto gli occhi di tutti gli effetti della persistente, strisciante, crisi di stabilità politica che ci ha già portato a essere superati dalla Spagna nel giudizio degli investitori. C’è chi vuole fare un po’ di soldi e scommetterà su un periodo relativamente breve di instabilità. Attenzione, però: il passo dalla piccola alla grande speculazione può essere breve e, nel giro presumibilmente di tre settimane, i mercati decideranno se le speranze per l’Italia sono perse o rimangono in vita. Il segnale verrà dai tesorieri dei grandi fondi e rifletterà esclusivamente il livello di perdita di denaro che potranno (loro) riscontrare sui titoli italiani. Ovviamente, lo scudo e la Banca centrale europea faranno la loro parte.
Il Paese ha bisogno di un governo che governi e metta a posto una situazione molto difficile cogliendo l’opportunità di una fragilissima ripresa con interventi (forti) nella scuola, nello Stato, nelle Regioni, nella burocrazia centrale e locale, per preservare il rigore e liberare risorse oggi sprecate da investire, attraverso minori prelievi e oneri, sul capitale sopravvissuto delle multinazionali tascabili dopo che le grandi aziende (soprattutto private) hanno clamorosamente fallito, con le debite eccezioni, sul mercato globale e hanno (troppo) spesso chiesto e ottenuto riparo nei flussi assistenziali della spesa pubblica italiana. Si vada, dunque, in Parlamento e si verifichi se c’è dentro lo schieramento berlusconiano chi, a viso aperto, vuole scommettere sull’esperienza di governo in atto mettendo l’Italia e le ragioni della sua emergenza economica e sociale prima di tutto. Si verifichi, altresì, se all’interno del Parlamento emergono, in altre forze politiche, condizioni di maturità per affrontare seriamente i temi spinosi dell’economia e quello non accantonabile della riforma elettorale. Le ipotesi da verificare sono un governo vero che arrivi fino al semestre europeo di presidenza italiana facendo (non galleggiando) o un governo di scopo per archiviare almeno il Porcellum prima del nuovo ricorso alle urne. L’economia ha bisogno di scelte forti e del (massimo) di governo, non di pannicelli caldi o governicchi di sorta.

Il Sole 24 Ore 29.09.13

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