attualità, politica italiana

“Migranti, la svolta di Letta: missione militare umanitaria”, di Ninni Andriolo

L’Italia non attende l’Europa. Pretende che l’Unione faccia la propria parte per bloccare la strage continua che insanguina il Mediterraneo ma intanto anticipa i tempi. «Da lunedì metteremo in campo una missione militare-umanitaria» annuncia Enrico Letta ospite assieme a Martin Schulz della edizione veneziana de La Repubblica delle idee. Navi e aerei italiani quindi, e per «rendere il nostro mare più sicuro possibile nella parte in cui in questi giorni è diventato una tomba». Almeno sulla carta la filosofia dell’intervento che illustra il presidente del Consiglio è opposta alla politica dei respingimenti che animò i governi Pdl-Lega. L’obiettivo della missione è quello di «soccorrere, aiutare, evitare nuove tragedie», non certo – spiegano dal governo – «quello di utilizzare la forza contro centinaia di disperati che fuggono dal- la guerra e dalla miseria».
Serviranno «molti soldi» per «mettere in campo tre volte le navi che ci sono adesso e le unità aeree», ammette il premier. Ma l’Italia affronterà subito l’emergenza senza – per questo – rinunciare a battere i pugni per ricordare a Bruxelles che le sue frontiere meridionali coincidono con quelle europee e che il problema degli immigrati non può essere scaricato solo sul nostro Paese, tanto meno a Lampedusa. E per chiedere nell’isola «anche la presenza di coordinamento e di gestione dell’emergenza da parte di un nucleo di inviati del governo che fiancheggi le autorità locali» è intervenuto ieri il Capo dello Stato Giorgio Napolitano dopo aver chiamato al telefono il sindaco, Giusi Nicolini. Per il Quirinale bisogna risolvere con «la massima urgenza» il problema «della destinazione delle bare che si sono accumulate nell’isola e del rapporto con le famiglie che giungono dai luoghi di provenienza delle vittime per identificare e riconoscere i loro cari».
La richiesta di Roma, e assieme di Parigi, è che il prossimo vertice Ue del 24 e 25 ottobre metta all’ordine del giorno il tema dell’immigrazione. Letta ha avanzato la richiesta al presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy. Tra le priorità quella che riguarda il potenzialmento di Frontex, l’Agenzia europea per la gestione della cooperazione internazionale alle frontiere degli Stati dell’Unione. Per il premier italiano deve avere «i piedi nel Mediterraneo». Un non senso, infatti, che la sua sede sia ancora a Varsavia come quando si poneva il problema «dell’allargamento a Est». I flussi migratori verso l’Europa si sviluppano oggi soprattutto dall’Africa e via mare.
LA BOSSI-FINI
L’Italia non si limita a chiedere un’energica iniziativa dell’Europa, quindi, Letta ritiene infatti che il nostro Paese potrà avere voce in capitolo maggiore se darà l’esempio e avvierà da subito la «missione militare-umanitaria». L’annuncio di ieri del premier non ha solo ricadute internazionali. La filosofia d’intervento che espone – a partire dall’ottica di solidarietà e non di respingimento che ispira l’utilizzo di navi e aerei italiani – modifica l’approccio dei governi di centrodestra. E il Presidente del Consiglio, che guida una grande coalizione della quale fa parte anche il Pdl, è particolarmente attento a mettere in evidenza la nuova direzione di marcia intrapresa dal suo governo. Ma ad attutire anche ogni motivo di polemica con Angelino Alfano. E se il vice premier aveva ribadito ieri che la richiesta di abolire la Bossi-Fini è «demagogica» perché non si risolvono così i problemi «dei morti in mare», Letta spiega, al contrario – «da politi- co» e da cittadino – che quelle norme vanno cancellate. Questo mentre il ministro Kyenge, ospite a Che tempo che fa, spiega che per superare la Bossi-Fini si «potrebbe trovare una maggioranza diversa rispetto a quella che sostiene il governo». Parole che provocano la levata di scudi del Pdl. Gasparri, Schifani, Bondi, Biancofiore ecc. non perdono l’occasione per chiedere conto al ministro – e indirettamente a Letta – delle ricadute delle parole del ministro.
DIVERSA FILOSOFIA
Dietro alcune dichiarazioni, quelle dei falchi berlusconiani in particolare, sbuca tra l’altro l’obiettivo di approfittare della Bossi-Fini per mettere in imbarazzo Alfano. Da Venezia, tuttavia, Letta cerca di prevenire tensioni. La sua posizione sulla Bossi-Fini è diversa da quella del segretario Pdl, ma approfittando della presenza del presidente tedesco del Parlamento europeo, il socialdemocratico Schulz, ricorda che in Germania l’Spd e Angela Merkel hanno idee diverse su molti temi ma metteranno in piedi una grande coalizione.
Quanto all’Italia poi, malgrado le diverse posizioni dei suoi componenti, l’esecutivo ha individuato una rotta unitaria anche sull’immigrazione. Lo dimostra – secondo Letta- anche la presenza al governo del ministro Kyenge che sta modificando l’approccio «culturale» del Paese attorno al dramma dei clandestini. Il premier si sforza di dimostrare un’inversione di tendenza. Una diversa «filosofia», così la definisce, anche per ciò che riguarda i pattugliamenti militari, «umanitari», nel Mediterraneo. «Priorità al diritto d’asilo», innanzitutto. E «tanto per essere chiari rispetto a chi fa le campagne elettorali su questo tema» Letta ricorda ciò che sancisce «l’articolo 10 della Costituzione».

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