Mese: dicembre 2013

“L’anno che verrà”, di Lucio Dalla

Caro amico ti scrivo così mi distraggo un po’ e siccome sei molto lontano più forte ti scriverò. Da quando sei partito c’è una grossa novità, l’anno vecchio è finito ormai ma qualcosa ancora qui non va. Si esce poco la sera compreso quando è festa e c’è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra, e si sta senza parlare per intere settimane, e a quelli che hanno niente da dire del tempo ne rimane. Ma la televisione ha detto che il nuovo anno porterà una trasformazione e tutti quanti stiamo già aspettando sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno, ogni Cristo scenderà dalla croce anche gli uccelli faranno ritorno. Ci sarà da mangiare e luce tutto l’anno, anche i muti potranno parlare mentre i sordi già lo fanno. E si farà l’amore ognuno come gli va, anche i preti potranno sposarsi ma soltanto a una certa età, e senza grandi disturbi qualcuno sparirà, saranno forse i troppo furbi e i cretini di ogni età. Vedi caro amico cosa ti …

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“Tempo di scosse e di riscosse”, di Massimo Gramellini

Due americani su tre considerano il 2013 uno degli anni peggiori della loro vita. So cosa state pensando: ma il terzo americano dove ha vissuto? In Italia i fan del 2013 si contano sulle dita della mano di capitan Uncino. Tutti si sentono più poveri, anche gli evasori. Più poveri e più scoraggiati. L’indignazione, a suo modo ancora una forma di speranza, ha ceduto il posto alla rabbia. Il disprezzo per i politici si è allargato all’intero establishment: banchieri, tecnocrati, giornalisti, persino scienziati. Chiunque occupi uno strapuntino riconosciuto di potere e si agiti nel rumore dei talk show. Ripercorrendolo a mente fredda, l’anno morente è stato prodigo di cambiamenti che un tempo si sarebbero definiti epocali. Sul Vaticano degli scandali regna un Papa già circonfuso in vita di un alone di santità. Il Caimano si è chiuso in casa a giocare con un barboncino. Il presidente del Consiglio ha meno di cinquant’anni, se non altro all’anagrafe. Il nuovo segretario del centrosinistra, comunque lo si giudichi, non offre alle telecamere uno sguardo da cane bastonato, ma …

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“Studenti, nel 2012 hanno lasciato in 758mila”, di A.G. da La Tecnica della Scuola

Il preoccupante dato riguarda la fascia di età 18-24 anni e corrisponde al 17,6%. C’è da preoccuparsi :nell’ Europa a 15 il tasso di abbandono, nello stesso range anagrafico, non arriva al 14%. Rispetto all’Italia fanno peggio solo Spagna (24,8%) e Portogallo (20,8%). Ma non finisce qui: si riduce dal 79,9% a 76,2%, pure la percentuale di diplomati 19enni. Sempre lo scorso anno sono stati il 37,8% gli under 24 che hanno conseguito al massimo la licenza media. E al sud 1 su 2 è inattivo. Ancora brutti segnali sul fronte della formazione giovanile. Stavolta giungono dal ‘Rapporto sulla coesione sociale 2013 di Istat, Inps e ministero del Lavoro’, da cui si rileva che nel 2012 hanno abbandonato gli studi 758 mila giovani tra i 18 e i 24 anni. Si tratta del 17,6% della popolazione di quella fascia di età. Ma la percentuale sale fino al 41,3% se si considerano solo gli stranieri. Si tratta di dati davvero preoccupanti. Ancora più se messi a confronto con l’Europa a 15: in questo caso il tasso …

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“Una donna sola al potere non fa primavera”, di Sara Ventroni

Quando una donna fa politica, cambia la donna. Quando tante donne fanno politica, cambia la politica». Così parlò Michelle Bachelet, molto prima della sua rielezione a presidente del Cile. Ecco, l’almanacco di quest’anno è stretto tra la morte di Margaret Thatcher, l’autarchica Lady di ferro, e il successo – anche se nella voragine dell’astensionismo – di una donna tra le donne. In questo spazio bianco cadono le contraddizioni del presente, le sfide del domani e tutti i luoghi comuni, compresa l’idea che un incarico di responsabilità affidato a una donna sia il vessillo sotto il quale le altre ascendono di diritto. In quanto donne. Se ancora nel terzo millennio un donna in posizione apicale è intesa come una metafora salvifica di genere, possiamo stare certi che la salute di tutte le altre non è per niente buona. Christine Lagarde è al Fondo Monetario Internazionale. Janet Yellen è la prima donna alla guida della Federal Reserve. Angela Merkel stravince in Germania e resta la Signora dell’Europa. E allora? Al netto di un giudizio sul loro operato, …

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“La stagione delle contraddizioni”, di Gianni Riotta

L’anno che si aprirà stanotte, il 2014, sarà l’Anno della Contraddizione. Lo sviluppo dell’Asia è da celebrare con i brindisi, negli ultimi dieci anni – secondo la Fao – i poveri sono scesi del 30% grazie al boom di India e Cina, passando dai 739 milioni di disperati di dieci anni fa ai 563 di oggi. Anche in Africa il benessere si diffonde e i poveri, che vivono come meno di 90 centesimi al giorno, scendono dalla maggioranza, dal 58% al 48%. Stavolta però niente brindisi, perché – ecco il mondo contraddittorio in cui viviamo – l’aumento della popolazione fa sì che, diminuendo in termini percentuali, gli affamati crescano in termini assoluti, da 175 milioni a 239 milioni. Ci lamentiamo moltissimo – e certo non senza ragioni – della classe politica, la consideriamo troppo ricca, lontana dalla gente comune. Ma se cercate il Paese che davvero ha una «Casta» d’oro, prima di arrivare a Roma o a Washington o alle altre capitali del mondo sviluppato, andate a Pechino, ultima trincea del comunismo. I 50 parlamentari …

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“E’ ora di uccidere il cattivismo”, di Paolo Di Paolo

L’altra faccia del disincanto e della frustrazione è la rabbia. Non quella che spinge a un riscatto, che fa correre a denti stretti verso un obiettivo, che precede un cambiamento. È un’altra rabbia: un’aggressività cieca che trascina tutto, cerca un bersaglio, si sfoga. Ma il bersaglio è soltanto un pretesto, perché quella rabbia viene da lontano. È sempre eccessiva, sproporzionata: come si vede in certe liti tra automobilisti, o in fila alla banca. Ha in sé lampi di violenza. La più futile delle questioni – l’auto del dirimpettaio parcheggiata male, i rumori dalla casa accanto – la accende, la fa esplodere con furia perfino omicida, come nel lodigiano qualche giorno fa e come sempre più spesso, in un condominio qualunque, in un bar, per la strada. È sempre stato così? La convivenza umana è fatta anche di questo? Forse sì, risponderebbero Poe, Dostoevskij o Camus. Ma la rabbia e l’intolleranza dei singoli passano oggi anche per uno spazio diverso: infinitamente va- sto; potente come un contagio. Dietro una maschera, un nome fittizio, l’uomo della folla …

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“Gli italiani: meno tasse, basta partiti”, di Ilvo Diamanti

Gli italiani chiedono un minore carico fiscale e confermano la loro sfiducia nel sistema dei partiti. Napolitano lavora al discorso di fine anno incentrato sui temi del lavoro e delle riforme. Il premier Enrico Letta ammonisce il segretario del Pd Matteo Renzi: basta liti tra primedonne. Alla ricerca di comunità, di appigli a cui attaccarsi. Per ora, con scarsi esiti. È il ritratto in chiaroscuro tratteggiato dalla XVI indagine di Demos (per Repubblica), dedicata al “rapporto fra gli Italiani e lo Stato”. LE TABELLE 1. Il primo aspetto che emerge, come si è detto, riguarda il distacco profondo dalle istituzioni politiche e di governo. Non è un fatto nuovo, ma colpisce, comunque, per le proporzioni che ha assunto. Lo Stato, le Regioni, i Comuni: le sedi del governo centrale e locale, rispetto a un anno fa, hanno perduto ulteriormente credito. Come il Presidente della Repubblica (quasi 6 punti in meno), che paga il ruolo da protagonista assunto, negli ultimi mesi. E se il Parlamento e gli stessi partiti hanno perduto pochi consensi è solo perché …

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