economia, lavoro

"Il 25% delle famiglie soffre il disagio sociale", di Marco Tedeschi

Famiglie italiane sempre più povere e sfiduciate. È questo il ritratto che emerge dall’indagine condotta dall’Istat, dal titolo «Noi, Italia, 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo». Secondo l’Istat, nel nostro Paese si può ormai parla di allarme povertà, soprattutto al Sud. Nel 2012 le famiglie in condizioni di povertà relativa sono il 12,7 per cento, pari a oltre 9,5 milioni di individui (15,8 per cento della popolazione). Il Mezzogiorno presenta una situazione particolarmente critica, con in media oltre un quarto di famiglie povere, mentre per il Centro e il Nord,
l`incidenza è viceversa molto più contenuta (rispettivamente 7,1% e 6,2%).

REDDITO
In Italia, nel 2011, più della metà dei nuclei familiari (circa il 58%) ha vissuto con meno di 2.500 euro al mese. Le diseguaglianze del reddito più evidenti si registrano in Campania, mentre la Sicilia primeggia nella poco invidiabile classifica del reddito medio annuo più basso (oltre il 28 per cento in meno del dato medio italiano).
Nell’isola il 50 per cento delle famiglie si colloca al di sotto di 17.804 euro annui (circa 1.484 euro al mese). Salari bassi e poca occupazione hanno fatto aumentare a dismisura la povertà. Secondo l’Istat nel 2012 quasi cinque milioni di persone erano in condizioni di povertà assoluta: si tratta del 6,8% delle famiglie per un totale di oltre 4,8 milioni di individui. Il Sud è in forte svantaggio rispetto al resto dell’Italia, con una percentuale di famiglie povere più che doppia rispetto alla media nazionale.
Incide, in questa situazione, il peso delle tasse: è l’unico indicatore che ci riporta ai livelli dei paesi del Nord Europa, della Svezia ad esempi. La pressione fiscale è infatti salita al 44,1 per cento, 3,6 punti percentuali in più rispetto a quella media Ue.
I dati negativi del Mezzogiorno non sorprendono, se si tiene conto che in regioni quali Calabria e Campania il tasso di disoccupazione, nel 2012, abbia toccato la soglia record del 19,3% contro una media nazionale del 10,7 per cento. E le cose non vanno certo meglio per i giovani del Sud: nel 2012, infatti, il tasso di disoccupazione giovanile, in aumento per il quinto anno consecutivo, ha raggiunto il 35,3 per cento, con un picco del 49,9 per cento per le donne del Mezzogiorno. Del resto l’economia non va bene e la concorrenza delle nazioni in via di sviluppo si fa sentire.
Negli ultimi dieci anni, la quota di mercato delle esportazioni italiane sul commercio mondiale è diminuita dal 4% del 2003 al 2,7% del 2012, una tendenza comune a molte economie avanzate. Il contributo proviene dal Nord (oltre il 70%), mentre il Mezzogiorno ha una quota molto limitata (11,9%), anche se in crescita nell’ultimo anno. Ma il problema italiano, stando all’indagine dell’Istat, non riguarda soltanto la povertà sempre più diffusa, ma anche le condizioni disagiate in cui si trovano a vivere milioni di ragazzi, il futuro della società italiana. Sono oltre due milioni i giovani 15-29enni (il 23,9 per cento del totale) non inseriti in un percorso scolastico e/o formativo e neppure impegnati in un’attività lavorativa. Si tratta purtroppo di un valore fra i più elevati in tutta Europa. E che l’Italia non aiuti molto lo sviluppo dei giovani risulta chiaro anche dai dati sull’incidenza della spesa in istruzione e formazione sul Pil, pari al 4,2 per
cento, valore ampiamente inferiore a quello dell’Unione europea (5,3 per cento). Nel 2012 era solo il 43,1 per cento della popolazione tra i 25 e i 64 anni ad aver conseguito la licenza di scuola media come titolo di studio più elevato, anche questo un valore molto distante dalla media europea (25,8 per cento) e superiore solo a quelli di Portogallo, Malta e Spagna.

da L’Unità

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