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"Smetto quando voglio?", di Manuela Ghizzoni

In queste ore “marziane”, che verosimilmente ci dividono da una crisi di governo, penso con insistenza ad un film di recente uscita: “Smetto quando voglio”.
Mi dedico allo svago mentre il Paese è spazzato da una bufera? No, penso proprio al Paese e alle sue emergenze, perché il bel film di Sydney Sibilia racconta, con ironia e competenza (e con maggiore efficacia di molti saggi) il dramma dei nostri migliori “cervelli”: giovani (ma non più tanto) ricercatori frustrati nelle loro legittime aspirazioni accademiche da “baroni” tiranni, inchiodati ad un eterno presente precario (come fai a costruirti un futuro a queste condizioni?), bistrattati da una società che disprezza la cultura. Ai quali non resta, dopo equilibrismi insostenibili per sopravvivere, percorrere senza convizione la via del crimine.
“Smetto quando voglio” è una perfetta commedia italiana (alla pari di La banda degli onesti e I soliti ignoti); è una lettura acuta e disincantata del corto circuito che sta compromettendo il futuro del nostro Paese: perché impedire a chi ha competenze e idee di metterle a vantaggio della comunità scientifica e del mondo produttivo (e di farlo con dignità e tutele del proprio lavoro) equivale a spegnere la loro speranza e quella dell’intero Paese.
Questo film è una accusa a tutti coloro i quali – io stessa inclusa – hanno o hanno avuto responsabilità nel determinare lo “spreco” della nostra meglio gioventù e agli stessi pone una domanda urgente: come pensate di risolvere questa situazione?
In queste ore “marziane” sarebbe bello sentire almeno un abbozzo di risposta.

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