attualità, partito democratico, politica italiana

«Scuola e lavoro, così ripartirà la Sardegna», di Marco Bucciantini

Eccolo, il nuovo governatore, in un’immagine: arriva a piedi, attraversa la città, ascolta i complimenti dei cagliaritani, distende i nervi, cammina, con le mani occupate: la sinistra stringe quella della moglie Adriana, la destra afferra il figlio Lorenzo. Francesco Pigliaru è il presidente della Sardegna. Avrà una maggioranza solida, guadagnata con oltre il 40% dei consensi. «E avrò una bella giunta, fatta di persone perbene». Il docente di economia politica, studioso di Keynes ma più vicino alle idee liberiste, sta con Renzi da sempre, «da quando perse con Bersani: il lavoro, le politiche attive: sono i temi che condivido». Dunque oggi è un giorno particolare, trovano insieme la meta. «Era destino. Mi ha telefonato, mi ha semplicemente detto: grande Francesco, grande vittoria, governeremo in parallelo. E lo ha ripetuto. Poi ha chiuso, era un giorno di grandi impegni, per lui. È importante che lui sia a Palazzo Chigi, abbiamo bisogno di un governo serio, che decida per risolvere i problemi delle persone. La sua visita qui è servita, ha portato energia e fiducia».

Pigliaru è un uomo magro e sobrio, un giornale lo ha definito «freddo», lui si è scusato: «Sono timido, rimedierò». Si sveglia presto, va a correre che ancora albeggia. Da ragazzo giocava a pallavolo nella Dinamo Sassari, da bambino ha perso il padre, Antonio, filosofo, studioso dell’Isola, dei suoi problemi, autore di un capolavoro di antropologia giuridica, La vendetta barbaricina come ord namento giuridico.

Il nuovo governatore è appassionato di libri (letteratura giapponese, in questi anni, soprattutto Haruki Murakami) e di cinema (Lo stato delle cose, di Wim Wenders, il suo film preferito). Ascolta i Rolling Stones. «Non sono un dirigente di partito, ho votato Pd ma non sono iscritto e adesso farò politica», questi i cardini che chiarisce, subito. La “seconda” carriera cominciò con un libro, L’ultima spiaggia, che Pigliaru scrisse con altri autori e che colpì Renato So- ru, trovandoci molte intuizioni su un diverso modello di sviluppo per l’Isola. Così i due si conobbero e Pigliaru divenne l’assessore alla Programmazione e al Bi-ancio della giunta del fondatore di Tiscali. Dopo due anni lasciò. «Soru voleva accentrare la programmazione economica, di fatto spolpava i miei compiti. Mi feci da parte». Adesso hanno ricucito i rapporti, Soru è stato al comitato tutto il giorno, a tifare.

Dopo 16mila dichiarazioni alle tv, Pigliaru si accascia sulla sedia, «posso?». Cominciamo noi.
Un sardo su due non ha votato. Un astensionismo che è sostanzialmente un partito del dissenso.

«La politica – tutta – deve ritrovare queste persone. Noi ci impegneremo con una bella giunta, con una politica con- creta e con persone oneste e perbene». Ci sono tre indagati nelle liste dei consiglieri regionali del centrosinistra. Poteva essere evitato un segnale così contraddittorio, dopo l’abbandono di Francesca Barracciu?

«È stata una scelta del Partito democratico. Che ha un codice etico. La rinuncia della nostra candidata che ha vinto le primarie dimostra che si è andati perfino oltre quel codice e quei vincoli, con un gesto di grande importanza e novità. Il Pd ha fatto molti passi nella direzione giusta, non tutti».

Credeva in questo ampio margine?

«Avevo capito che ce l’avrei fatta, le proporzioni mi rallegrano ma quando si va in battaglia si va a lottare per vincere senza aspettarsi altro. Avremo una maggioranza ampia, mettiamola a profitto per aiutare le persone di questa terra». È sorpreso dal 10% di Michela Murgia, che pensava di aver ben altro seguito?

«Non mi preoccupavo del suo risultato e non avevo idea di quanto potesse raccogliere. Forse nemmeno lei…».
La giunta Cappellacci è uscita di scena deliberando la revisione del piano paesaggistico che ammicca ai costruttori. Come lo bloccherà?

«Le delibere dell’ultimora hanno vita breve. Manca perfino la valutazione ambientale strategica, quel provvedimento non ha nemmeno valore giuridico. Lo impediremo. Il piano paesaggistico del 2004 sceglieva come sostanza per la qualità della vita dei cittadini e come veicolo di sviluppo la tutela del territorio sardo. Purtroppo i Comuni costieri non hanno avuto risorse per adeguarsi. Li aiuteremo perché non torneremo indietro rispetto a questa scelta della giunta Soru».

Lei fu “nominato” il giorno dell’Epifania, dopo la rinuncia della Barracciu. Non aveva timore di una candidatura debole e rischiosa, senza la legittimazione delle primarie?

«No. E credo ci siano cose più rischiose che l’avventura che mi è stata offerta. Posso dire di essermi messo a disposizione, fiducioso».

Perché non si candidò alla primarie?

«Perché i candidati in pista erano sufficienti, e perché non volevo “dividere”. E voglio aggiungere che le primarie so- no uno strumento importante, ma servono anche i tempi giusti per presentarsi, per lavorare alle candidature… ho l’impressione che ultimamente si facciano primarie troppo frettolose».

Perché ha vinto?

«Per i discorsi seri che non ho mai svenduto. Per i temi scelti, per quello che ho promesso e che farò. Perché il centrodestra non ha governato, non ha fatto niente e ha raccontato barzellette in campagna elettorale, promettendo la “zona franca”: avrebbero distrutto le finanze regionali, è una follia che ho smascherato subito, avrebbero lasciato la sanità senza una lira. Non hanno mai saputo rispondermi».

Da dove comincerà?

«Dall’istruzione e dal lavoro. Metteremo subito i soldi nell’edilizia scolastica perché dobbiamo convincere i ragazzi a studiare, anche accogliendoli in posti migliori, più sicuri. La dispersione scolastica è da Paese arretrato, al 27%. Com- binato alla disoccupazione toglie speranza ai sardi. Ecco un’altra bella parola: speranza. Deve tornare nel nostro vocabolario».

Il lavoro, il dramma di migliaia di famiglie isolane.
«È un territorio in profonda crisi, ovunque. Riuniremo le imprese, faremo un patto. Le sgraveremo di tasse inutili, semplificheremo la burocrazia. I primi Paesi a ripartire dopo la crisi sono stati quelli che hanno provveduto in queste direzioni. È facile desiderarlo, riuscirci è una sfida epocale. Poi bonificheremo le zone industriali, molte, per rilanciarle, per favorire investimenti per guardare al lungo periodo».

Come si vede nel nuovo ruolo?

«Un uomo con la responsabilità di molti problemi da risolvere, il regista di un’azione collettiva per aiutare la Sardegna a rinascere».

L’Unità 18.02.14

Condividi