attualità, politica italiana

"Una patrimoniale per avvicinare le due Italie", di Nicola Cacace

«Siamo pronti a sostenere Renzi se avrà il coraggio di sfidare la rendita», ha scritto Bonanni della Cisl su l’Unità del 18 febbraio. «Se facessi una patrimoniale da 40 miliardi andrebbe bene?», ha detto Fabrizio Barca al finto Vendola. Non sono voci dal sen fuggite ma affermazioni che rimettono alla ribalta il dramma delle due Italie, quella dei poveri e quella dei ricchi.
Bankitalia ci ricorda da anni che l’Italia ha una ricchezza privata di 9mila miliardi, 6 volte il Pil, elevata ma concentrata in poche mani, il 10% ne possiede il 46%, quasi 2 milioni di euro a famiglia, E c’è in fondo il blocco dei poveri, l’ultimo 50% delle famiglie, che possiede il 9%, meno di 60mila euro a famiglia.
Da queste parti, se si perde il lavoro, si sopravvive qualche mese con i risparmi di una vita, poi dopo è la fine. Malgrado la grave crisi in atto da anni, nessuno degli ultimi governi, Berlusconi, Monti e, spiace dirlo neanche Letta, ha mai preso in considerazione, nei provvedimenti, l’obiettivo di ridurre le diseguaglianze. Perché, di fronte ad un Paese sempre più spaccato, ad un debito pubblico crescente e ad una tagliola, il Fiscal Compact che ci imporrà presto di ridurlo di alcune decine di miliardi l’anno, ad una ricchezza privata consistente di 2,4 milioni di famiglie, nessun governo ha avuto il coraggio di rivolgersi a questi privilegiati e chiedere loro un contributo straordinario per recuperare risorse e rimettere in moto il Paese? Eppure, da anni, proposte per un contributo patrimoniale straordinario, sono state avanzate, oltre che da sinistra, da autorevoli borghesi come il banchiere cattolico Pellegrino Capaldo, il presidente Bnl Luigi Abete, il presidente di Nomisma Pietro Modiano, Carlo De Benedetti, Vito Gamberale . Perché, per iniziare a salvare il Paese, non si può chiedere un contributo a quel 10% di famiglie che posseggono 4mila miliardi di patrimonio netto?
Monti aveva obiettato che non ci sono dati certi ma non è vero, c’è il catasto per gli immobili e c’è la banca dati della Finanza per i beni mobili. Un contributo straordinario dello 0,5% del patrimonio del 10% delle famiglie più ricche, da 2 milioni di patrimonio in su, darebbe 20 miliardi di entrate e costerebbe una media di 8mila euro a ciascuna delle famiglie più brave e fortunate. Nessuno fallirebbe, qualcuno si avvicinerebbe al Paradiso, l’Italia avrebbe qualche possibilità di uscire dal buco nero della crisi.

L’Unità 20.02.14

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