attualità, politica italiana

Poletti il cooperatore: “Per me il lavoro è collaborazione”, di Roberto Giovannini

“Situazione grave, ma va ricostruita la speranza”
Ministro Giuliano Poletti, lei ha già dichiarato che la proposta di diventare ministro del Lavoro le è arrivata del tutto inaspettata. Quando l’ha saputo?
«Con Renzi ci siamo visti ieri sera (giovedì, ndr). Abbiamo chiacchierato un po’, mi ha chiesto se ero disponibile ad accettare questo incarico… e poi oggi non mi è rimasto che attendere le notizie».

Avete anche discusso delle cose da fare? Delle idee del premier o delle sue?

«In questo momento, prima del giuramento al Quirinale, non posso rispondere a questa domanda. Posso dire solo che le mie idee in tema di lavoro e occupazione sono note. Da sempre opero nella direzione del protagonismo sociale, della partecipazione attiva dei cittadini, del senso di una responsabilità comune. In generale, il mio approccio è quello del lavoro collegiale. Anche per questo, prima di parlare, ho l’obbligo di fare una chiacchierata con il presidente del Consiglio e con i miei colleghi ministri».

Poi chissà, forse non c’era neanche tempo per approfondire, a cena con Renzi.

«Non era a cena, ma ha ragione, non era facile entrare nel merito, c’erano un sacco di cose da fare…

Ministro, nella sua dichiarazione ufficiale lei si dice convinto che per ottenere risultati serve “una collaborazione efficace con il Parlamento e con le forze sociali”, cioè imprese e sindacati. Un accenno casuale, o ci sarà un ritorno alla concertazione?

«Siamo entrando in un terreno minato, ne dobbiamo discutere. Ma non è il caso di arrivare a interpretazioni esagerate. La mia opinione l’ho detta prima: sono una persona che da sempre crede nell’idea del lavorare insieme. Dopo di che le forme, le modalità, le responsabilità sono cose che si vedono. Diciamola così: io sono uno che ama molto la collaborazione. Sono un cooperatore, del resto».

Come si sente a occupare la poltrona di ministro del Lavoro con un tasso di disoccupazione al 12,7%, con quella giovanile stabilmente oltre il 40%, con un tasso di attività tra i più bassi d’Europa e con milioni di italiani che non provano a cercarsi un impiego?

«Sono consapevole della gravità di questa situazione. Sono anche consapevole del grande lavoro che andrà fatto. E sono più che mai convinto di quanto sia vera l’affermazione che ogni giorno Matteo Renzi ripete: bisogna ogni giorno ricostruire la speranza. Quindi, occorre fare tutto quello che si può fare per produrre le condizioni per una reazione positiva degli imprenditori e dei lavoratori italiani. Ce n’è per tutti. C’è da collaborare e cooperare, se vogliamo uscirne».

Per creare lavoro molto dipenderà dalla forza della ripresa…

«Un fatto indiscutibile…»

… ma nel recente passato ci si è divisi sul da farsi. Secondo lei, per creare occupazione serve di più tagliare tasse e contributi, oppure è meglio modificare le regole del lavoro, favorire la licenziabilità e le assunzioni, oppure…

«Mi scusi, ma ne riparliamo tra un po’».

La Stampa 22.02.14

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