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"Scuola: gli esclusi e i forzati di un sistema schizoide e schizzato", di Anna Maria Bellesia

I docenti giovani, formati e idonei restano fuori. I docenti vecchi, lasciati senza “merito” e senza “scatti”, non hanno via d’uscita. Ma così la scuola non ha futuro. Rilanciare l’istruzione non sarà possibile senza puntare su capitale umano più giovane e dinamiche di turn over.
Un sistema schizoide e schizzato. Con contraddizioni al limite del non senso. Da un lato ci sono i 17mila idonei all’insegnamento usciti dal concorso a cattedre, bandito da Profumo nel 2012. Concorso molto selettivo. Hanno preparazione, energia, titoli, voglia e diritto di lavorare. Aspirano all’insegnamento, protestano e reclamano il loro diritto ad essere assunti.
Poi ci sono 13mila abilitati tramite Tfa ordinario, con formazione specifica e aggiornatissima. E stanno per essere “formati” altri aspiranti docenti tramite i Pas. Senza contare quelli che da lustri stanno nelle GaE, sballottati precariamente ogni anno di qua e di là, sfruttati, lasciati magari senza stipendio per mesi. Con una esperienza formativa e pratica fatta con fatica sul campo. Sono arrivati alla soglia dei quarant’anni e non intravedono ancora il traguardo del ruolo.
Dall’altra parte ci sono quelli “fregati” dalla legge Fornero, tutti intorno alla sessantina senza poter andare in pensione. Mentre ex colleghi, più o meno della stessa età, sono in pensione già da qualche anno. Qualcuno da qualche lustro. Qualche ex collega ha lavorato “solo” 14 anni 6 mesi e 1 giorno, perché così allora consentiva una legge del 1973. Per pagare quei 7,5 miliardi di euro l’anno di baby pensioni (una volta e mezza l’Imu sulla prima casa, tanto per rendere l’idea) adesso bisogna stare al lavoro fino a 67 anni per salvare i conti dell’Italia. Ad essere più penalizzate sono le donne, l’80% del personale docente. Fino al 2009 la pensione di vecchiaia era fissata al compimento dei 60 anni.
La categoria dei “fregati” in realtà lo è doppiamente. Sono rimasti non solo senza via d’uscita dal lavoro, ma anche senza “merito” e senza “scatti”. Più mazziati di così non si può. La Gelmini aveva promesso di accantonare il famoso 30% dei risparmi derivante dai tagli per “premiare il merito”. Invece niente. Eppure quella generazione di prof ha dato molto alla scuola, impegnandosi in ogni genere di attività richiesto dal Pof. Si è aggiornata su tutto quello in cui c’era da aggiornarsi: sviluppo delle competenze, tecnologie applicate alla didattica, gestione classi difficili (sempre più difficili), inclusione, registro elettronico. Invece di vedersi riconosciuta una parte di stipendio in più, si sono visti ridurre gli emolumenti.
Quella generazione adesso è stanca e demotivata, tagliata fuori da ogni possibilità di meccanismo “premiale” o incentivante, con carico di lavoro aumentato ed energie allo stremo. Sono gli insegnati “più vecchi d’Europa”. Lo erano già nel 2010, ma il trend è in preoccupante aumento con divario enorme da altri Paesi. Gli over 50 sono il 47,6% nella scuola elementare (contro una media Ocse del 30,6%); il 61,0% nella scuola secondaria di primo grado (contro una media Ocse del 33,9%); il 62,5% nella scuola secondaria di secondo grado (contro una media Ocse del 37,4%). Gli insegnanti con meno di 30 anni sono lo 0,3 %, lo 0,4% e lo 0,2% rispettivamente nei tre ordini di scuola.
Percentuali che evidenziano un caso unico al mondo. Rilanciare l’istruzione non sarà possibile senza puntare su capitale umano più giovane e dinamiche di turn over.

La Tecnica della Scuola 01.03.14

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daniela
Ospite

Auspico che Renzi lo legga, visto che afferma di VOLER RIPARTIRE DALLA SCUOLA, perché in massima sintesi Anna Maria Bellesia gli indica IL PUNTO DI PARTENZA per cominciare un nuovo percorso fatto di segni tangibili e non di chiacchiere…..quest’ultime purtroppo continuano ad abbondare, anche la nuova ministra di SC, docente universitario, parla, parla, parla….purtroppo e spesso a sproposito.
Cara Manuela, se puoi, fai leggere questo articolo a Renzi. Grazie!

lea 52
Ospite

E’ proprio così. E di quel 62,5 % di ultracinquantenni, quanti sono ultrasessantenni?

Rosa
Ospite

Sacrosante parole che condivido in pieno. Ma con questa nuova ministra
che parla di assunzione diretta degli insegnanti da parte dei dirigenti scambiando ,forse, la scuola pubblica con quella privata (clientelare ),
non vedo nulla di buono per nessuno.

lorenzo ponte
Ospite

Una situazione immonda. Vergognatevi. Ho 62 anni (ad aprile) + 39 anni di contribuzione e sono obbligato ancora a presentarmi al lavoro. Desidero ricordare ai nostri governanti che si illludono di salvare l’Italia con queste miserabili azioni, che possono obbligarmi a presentarmi al lavoro ma non a lavorare. E siamo già in molti a pensarla così. Ci vediamo il prossimo anno scolastico.

giuseppe52
Ospite

Si possono fare tutti questi ragionamenti,ma intanto il governo non capisce che è peggio tenere gli ultra sessantenni a scuola,non ce la facciamo più a tenere il passo,siamo stanchi,usurati,ammalati,umiliati,demotivati all’insegnamento perchè abbiamo già dato,dato e dato nel passato,ora era il momento di raccogliere e passare la mano a chi è stato pure nostro alunno/a,solo l’ignorante della fornero non capì il dramma dei professori anziani…

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