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"Renzi chiede ai sindaci info che il Miur ha già", di Emanuela Micucci

​L’edilizia scolastica passa attraverso lo scambio epistolare tra il presidente del consiglio Matteo Renzi e gli 8 mila tra sindaci e presidenti delle province, a cui il premier ha scritto per conoscere le condizioni dell’edilizia scolatica. Ma le informazioni che si cercano a mezzo lettera, il Miur già le possiede, anche se a volte incomplete. L’anagrafe dell’edilizia scolastica, nata nel 1996, proprio censire il patrimonio scolastico e il suo stato di conservazione utilizza i dati forniti da comuni e province a cui ora Renzi chiede le stesse informazioni. Non solo. Il mese scorso l’ex ministro dell’istruzione Maria Chiara Carrozza ha dato il via alla riforma dell’anagrafe creando il Sistema nazionale delle anagrafi dell’edilizia scolastica (Snaes), costruito sulla base delle anagrafi regionali, quelle che 11 regioni già si erano date. Un’esigenza nata perché l’anagrafe nazionale non decollava, tanto che l’assenza di dati ufficiali e completi determinava balletti di cifre anche sul numero degli edifici scolastici: per l’Istat 49.990, mentre la commissione cultura della Camera ne conta 42mila. O discrepanze tra i 10mila edifici che andrebbero abbattuti e le circa 7.000 richieste di messa in sicurezza immediata per situazioni di pericolo accertato individuate, nel 2012, dalla commissione tecnica Miur-Mit-Anci-Unce a seguito di 43mila sopralluoghi.​

da ItaliaOggi 04.03.14

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“Il gran ginepraio della sicurezza”, di Alessandra Ricciardi

Procedure lente, competenze non chiare, fondi che prima si annunciano e poi, fatta la programmazione dell’intervento, si scopre non esistono più. Questo ed altro è quanto succede per gli interventi per la messa in sicurezza degli edifici scolastici. Una situazione talmente caotica che non esistono neanche stime univoche sul numero di interventi di fare e sui fondi necessari.

Il dossier con cui il premier Matteo Renzi ha deciso di inaugurare il suo mandato è un vero ginepraio: ad oggi manca anche l’anagrafe completa degli edifici e del loro stato di salute. «Vogliamo che il 2014 segni l’investimento più significativo mai fatto sull’edilizia scolastica», ha scritto Renzi nella lettera ai sindaci d’Italia, invitati a scegliere un edificio scolastico del proprio comune da salvare e a segnalarlo al governo entro il 15 marzo. «Noi cercheremo nei successivi quindici giorni di individuare le strade per semplificare le procedure di gara e per liberare fondi dal computo del patto di stabilità interna», assicura Renzi. Intanto il consiglio dei ministri ha varato, nel primo decreto legge omnibus dell’esecutivo Renzi, due proroghe per la scuola: quella per i lavoratori socialmente utili a cui sono assegnati i contratti di pulizie degli istituti: prorogati di un mese, il Miur ha già comunicato, con una nota del 28 febbraio, alle direzioni scolastiche regionali l’invio dei finanziamenti necessari prelevati dal fondo per il funzionamento scolastico. In attesa di trovare una soluzione a regime sul fronte delle esternalizzazioni dei servizi, una soluzione che vede in questi giorni al lavoro gli staff dei dicasteri dell’Istruzione e del Lavoro e che dovrebbe essere articolata attraverso attività di riqualificazione e ricollocazione dei lavoratori in esubero. E poi la proroga per gli appalti per la messa in sicurezza degli edifici scolastici sul fronte del rischio amianto: le gare potranno tenersi entro fine aprile, 150 i milioni di euro disponibili, al 27 febbraio risultavano affidati soltanto 207 interventi per un totale di 35,7 milioni di euro.

Anche questa una misura tampone in attesa del gran piano per l’edilizia. La protezione civile di Guido Bertolaso, su richiesta del parlamento, stimò in 13 miliardi lo stanziamento minimo necessario per rendere sicure le 43 mila sedi scolastiche. Di queste, il 70% ha più di 30 anni di vita. Il sottosegretario alle infrastrutture, Erasmo D’Angelis, nel corso dell’indagine alla camera dei deputati di questa legislatura ha indicato in 100 anni il tempo necessario per realizzare, con l’attuale ritmo, tutti gli interventi necessari.

Ora il ministro dell’istruzione, Stefania Giannini, parla di un piano straordinario di 4 miliardi, realizzato agendo sul fronte dei mutui garantiti da cassa depositi e prestiti e lo sblocco dei fondi disponibili nelle casse di alcuni enti locali. Sarebbero 5 i miliardi di euro, secondo l’Ance, resi inservibili dai paletti del patto di Stabilità interno. Ma al di là del canale di finanziamento, andrà disboscata la selva di norme che spesso ha reso difficile l’accesso ai finanziamenti. Oltre, ovviamente, a dare certezza alle coperture finanziarie, vista l’esperienza del governo Berlusconi.

da ItaliaOggi 04.03.14

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«Sindaci, segnalate una scuola da riparare»
Nella lettera, inviata a tutti i sindaci d’Italia, si utilizza un linguaggio diretto:

Matteo Renzi è convinto che la risposta alla crisi che sta vivendo il Paese passi per «l’educazione». E, da presidente del Consiglio che viene da un’esperienza di primo cittadino, sceglie di non rivolgersi ai presidi o ai direttori didattici bensì ai sindaci perché segnalino a Palazzo Chigi gli edifici scolastici da ristrutturare.
Nella lettera, inviata a tutti i sindaci d’Italia, si utilizza un linguaggio diretto: «Stiamo affrontando il momento più duro della crisi economica. Il più difficile dal punto di vista occupazionale. E un sindaco lo sa. Perché il disoccupato, il cassintegrato, il giovane rassegnato, il cinquantenne scoraggiato non si lamentano davanti a Palazzo Chigi: bussano alla porta del Comune. Voi sindaci siete stati e siete sulla frontiera e paradossalmente lo avete fatto in un tempo di tagli senza precedenti. Grazie, a nome del governo».
Ma dalla crisi, continua Renzi, «si esce con una scommessa sul valore più grande che un Paese può incentivare: educazione, educazione, educazione. Investire sull’educazione necessita naturalmente di un progetto ad ampio raggio, che parta dal recupero della dignità sociale delle insegnanti e degli insegnanti. Ci sarà modo per parlarne nel corso dei prossimi mesi».
Ora però, avverte il premier, «la vostra e nostra priorità è l’edilizia scolastica. Nessun ragionamento sarà credibile finché la stabilità delle aule in cui i nostri figli passano tante ore della loro giornata non sarà considerata il cuore dell’azione amministrativa e di governo». Ed ecco la proposta: «Vi chiedo di scegliere all’interno del vostro Comune un edificio scolastico». La segnalazione dovrà arrivare entro il 15 marzo in modo «sintetico»: «Non vi chiediamo progetti esecutivi o dettagliati: ci occorre — per il momento — l’indicazione della scuola, il valore dell’intervento, le modalità di finanziamento che avete previsto, la tempistica di realizzazione». Palazzo Chigi promette di intervenire «nei successivi quindici giorni» individuando «le strade per semplificare le procedure di gara, che come sapete sono spesso causa di lunghe attese burocratiche, e per liberare fondi dal computo del patto di stabilità interna».

Corriere della Sera 04.03.14

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