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"Una legge elettorale paritaria, il coraggio di essere liberi", di Valeria Fedeli

L’8 marzo di quest’anno è sospeso tra cambiamento e conservazione. E’, infatti, in corso una forte battaglia politica di tante donne e uomini, un impegno trasversale che attraversa diversi gruppi parlamentari, per poter finalmente realizzare una democrazia che sia realmente paritaria. Sarebbe inaccettabile, e il rischio che corriamo in queste ore è forte, se la nuova legge elettorale penalizzasse le donne, cioè la maggioranza del Paese. In questo modo un’occasione storica per sperimenta- re l’equità di genere e di moltiplicare il cambiamento andrebbe persa! Non si tratta qui solo di riequilibrare una sottorappresentazione di genere in Parlamento. Si tratta di un cambiamento culturale profondo.
Questa è una sfida centrale per ogni cambiamento politico, culturale e sociale, che vogliamo realizzare. Un cambiamento che è il cuore della responsabilità che Parlamento e nuovo governo si sono assunti in questa difficile fase storica. Il governo ha mostrato una capacità di innovazione nella parità tra ministre e ministri, scegliendo di legare il destino di molte importanti riforme proprio alle energie, alla competenza e alla concretezza delle donne. Poi, però, quel segnale positivo non è stato seguito nella successiva nomina di viceministri e sottosegretari, e al coraggio si è sostituito il solito adattamento alle abitudini maschili che dominano la nostra società, la politica e le istituzioni. Il coraggio serve, invece, se non vogliamo solo evocare il cambiamento, ma realizzarlo. E serve la determinazione di cercare azioni e risultati concreti, che stia- no in scia con quanto impostato in questo anno di legislatura e rilancino la necessità di trasformazioni culturali e politiche profonde.

Ricordiamoci sempre che l’8 marzo è una giornata dalla lunga storia, nata per iniziativa dell’Internazionale socialista donne, che nel 1910 propose questa data come giornata mondiale dei diritti della donna, anche per ricordare gli eventi del 1908, quando proprio l’8 marzo 15.000 operaie tessili sfilarono a New York, con lo slogan per il pane e per le rose, per chiedere condizioni di lavoro più giuste e diritti di cittadinanza. Ecco, il senso dell’8 marzo, a distanza di oltre un secolo, è ancora lo stesso. Una giornata per ricordare che per una società più giusta e con più diritti serve riconoscere e valorizzare la differenza tra donne e uomini, e su questa base costruire pari opportunità e benessere diffuso per tutte e tutti.

Dobbiamo agire per migliorare le effettive condizioni di vita e di lavoro delle donne, in Italia e in Europa: per consentire davvero libertà, autonomia e autodeterminazione, per valorizzare il capitale femminile, per realizzare un modello di democrazia realmente paritaria, che par- ta dal rendere paritaria la nuova legge elettorale e nel modificare, nello stesso senso, la legge elettorale per le europee.

Ora è il momento di produrre quegli atti e quei fatti, assumendo la logica del mainstreaming di genere per adeguare ad una effettiva parità tutte le scelte e le politiche pubbliche: per cambiare i linguaggi sessisti, superare gli stereotipi, facilitare l’accesso a lavoro e carriera, ridisegnare il welfare, partendo dalle persone e dalle persone che lavorano, agendo quindi su servizi e conciliazione e condivisione dei tempi privati e di lavoro. Abbiamo ratificato, lo scorso anno, la Convenzione di Istanbul, il più avanzato strumento del diritto internazionale per contra- stare la violenza maschile contro le donne, considerata una violazione dei diritti umani. La Convenzione impegna gli Stati europei a superare le discriminazioni che generano la violenza, con una serie di atti e fatti concreti a tutto campo, con un alleanza larga che coinvolga istituzioni, mondi associativi, società civile, scuola, media.

L’8 marzo deve essere una straordinaria giornata/festa laica del lavoro, della dignità, della libertà e della forza delle donne, e in tal modo essere festa del lavoro, della dignità, della libertà e della forza di ogni persona. Non è il giorno in cui l’agenda rende obbligatorio un gesto di galanteria da parte degli uomini, ma un momento per celebrare come comunità il rispetto reciproco e la parità effettiva fra tutte e tutti, e misurarne gli avanzamenti e ciò che ancora si propone di fare.

Mi piacerebbe, allora, che questa sera, nelle piazze e nei locali d’Italia, si incontrassero comitive di uomini, riuniti per festeggiare la festa delle donne. Mi piacerebbe, più che ricevere un mazzo di mimose, sapere che in quel- le comitive, gli uomini discutono delle loro responsabilità, si interrogano, si sentono partecipi e protagonisti di questo 8 marzo e delle sfide aperte che abbiamo di fronte. Sfide da giocare insieme, donne e uomini, per vincerle nell’interesse di tutta la comunità.

Non possiamo più pensare che le possibilità delle don- ne di scelta sul proprio corpo, la maternità, le opportunità di lavoro e carriera, la partecipazione paritaria alle sfide del futuro, la libertà dalla violenza siano questioni femminili. Sono questioni che fanno appello alla responsabilità politica e civile degli uomini e di ciascuna e ciascuno di noi.

Buon 8 marzo allora, a tutte e tutti

L’Unità 08.03.14

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