attualità, cultura, politica italiana

"L’età non ha colpe (né meriti)", di Paolo Di Stefano

La ministra dell’Istruzione Giannini ha risposto alla collega Madia, a proposito delle misure sui dipendenti pubblici: «Un sistema sano non manda a casa gli anziani». L’età non ha colpe né meriti. E il merito non ha età. Una società priva di equilibrio tra le generazioni non cresce armonicamente. L’età non è una colpa né un merito. E il merito non ha età. A parte il fatto che ci sono vecchi giovanissimi e giovani (mentalmente) molto anziani, l’età offre l’indiscutibile vantaggio dell’esperienza e della conoscenza, o meglio, della conoscenza diventata esperienza. Tutto ciò che il trionfante slancio giovanilista vorrebbe «rottamare». È vero che l’esperienza fa rima, a volte, con prepotenza, ma non bisogna mai dimenticare che la «giovinezza» come manifesto o come inno evoca inevitabilmente tempi funesti. La giovinezza e la vecchiaia non sono in sé un valore, né sono garanzia di onestà, competenza, intelligenza. Per Benedetto Croce nulla è peggio di un giovane cretino, visto che statisticamente ha la possibilità di durare molto. Non ha torto la ministra dell’istruzione Giannini quando risponde alla collega Madia, a proposito delle misure sui dipendenti pubblici, che «un sistema sano non manda a casa gli anziani». Una società che non riesca a trovare un equilibrio tra le generazioni non può crescere armonicamente. E immaginare che la gerontocrazia si vinca con la gerontofobia o con il paternalismo giovanilista è un errore imperdonabile. Sarebbe ingenuo pensare che capacità e inettitudine abbiano qualcosa a che fare con la data di nascita. Il conservatore Putin è diventato presidente a «soli» 47 anni; il rivoluzionario Francesco è diventato Papa «già» settantaseienne. Contabilità fasulla.
A parte il fatto che tra lolitismi diffusi e senescenze precoci, tra adulti infantili e bambini troppo responsabilizzati, nel sovvertimento del ciclo delle generazioni, bisognerebbe pure recuperare le esatte coordinate biologiche: si arriva al paradosso di definire giovane un quarantenne e di prepensionare un cinquantottenne. Come può mai realizzarsi, con questa cesura mentale prima ancora che sociale, l’indispensabile trasmissione di fiducia, di memoria e di conoscenze? Altro che staffetta generazionale… D’altra parte, se come diceva Mino Maccari è pericoloso dare gratis ai giovani ciò che è costato carissimo ai più anziani, è ingiusto negare ai giovani, per decreto, quel che gli anziani hanno comunque conquistato. Ci sarà pure una via di mezzo tra il troppo facile e l’impossibile .

Il Corriere della Sera 30.03.14

Condividi