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"Milano e Torino, i risultati migliori del mondo (occidentale)", di Gianna Fregonara e Orsola Riva

I ragazzi di Piemonte e Lombardia sono i più bravi del mondo, inteso come mondo occidentale, lasciando perdere l’Estremo Oriente scolastico che come si sa è inarrivabile. Sono a soli 3 punti dai mitici quindicenni di Shanghai, i più bravi in assoluto quando si misurano le competenze in matematica. E sono seguiti a ruota dai ragazzi del Nordest, superati soltanto dagli australiani della regione di Perth. Che cosa fa dei ragazzi di Milano e Torino i migliori quando si tratta di usare quelle capacità che per molti imprenditori e cacciatori di teste sono oggi tanto irrinunciabili quanto rare (per non dire introvabili)?

Va detto che l’Italia del Nord ottiene buoni risultati anche nelle competenze matematiche e linguistiche e dunque una buona scuola funziona anche quando è ora di usare la logica o di affrontare problemi reali e complessi.
Il curriculum variegato e i lavori di gruppo aiutano a sviluppare queste capacità

Ad avvantaggiare gli studenti italiani in generale, ma soprattutto quelli che frequentano scuole di qualità, sarebbe, a sentire gli esperti dell’Ocse, il curriculum variegato: dalla storia alla filosofia alla geografia, studiare più materie aiuta rispetto alle scuole con curriculum più ristretti e focalizzati su poche materie. Inoltre l’approccio pratico (ricerche, lavori di gruppo, progetti vari e tesine) avvicina i ragazzi ai problemi complessi che si troveranno poi ad affrontare nel mondo del lavoro.

Quanto conti la «bontà» della singola scuola nei risultati dei ragazzi lo si era già capito dai test di matematica e italiano, nei quali gli studenti degli istituti tecnici del Nord danno la birra a quelli dei licei del Sud. Non è dunque vero che i licei siano in assoluto meglio degli istituti tecnici, nemmeno nell’impartire le competenze di base, come invece sembrano pensare gli studenti del Centro-Sud che anche quest’anno hanno snobbato i tecnici per iscriversi in massa al liceo. Certo, un liceale del Nord continua ad avere risultati migliori di un vicino di casa iscritto a un istituto tecnico, sia nella lettura (dove il distacco è molto netto) che in matematica (dove la differenza non supera i trenta punti, equivalenti a un ritardo di circa 8-9 mesi). Ma la forbice fra studenti del Nord e studenti del Sud, indipendentemente dal tipo di scuola, è più ampia ancora. E allora e di nuovo: conta la singola scuola, la sua capacità – attraverso un mix di materie sufficientemente variegato (con buona pace dei teorici della specializzazione a tutti i costi) ma anche l’uso pratiche come il lavoro in gruppo e a progetto – di preparare cittadini consapevoli che siano insieme aspiranti lavoratori potenzialmente più forti sul mercato: perché le due cose non si escludono, ma (come dimostrano i test Ocse-Pisa) vanno di pari passo.

Il Corriere della Sera 02.04.14

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