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"Dai giudici costituzionali solo semplice buonsenso", di Carlo Flamigni

Credo che la cosa più importante accaduta in Europa negli ultimi anni, almeno per quanto riguarda i problemi della bioetica e del biodiritto, sia una sollecitazione arrivata proprio al nostro Paese, dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo (Cedu) a proposito delle donazioni di gameti. In una prima sentenza, del 1°aprile 2010, una Camera della I Sezione della Cedu aveva affermato che il dispositivo della legge austriaca che vietava la donazione di gameti femminili violava l’articolo 14 della Cedu stessa, in combinato disposto con l’articolo 8.
La sentenza criticava poi in modo molto severo le motivazioni addotte dall’Austria per giustificare le proprie scelte in materia di donazione di gameti. La sentenza ha trovato, come era naturale, forte opposizione ed è stata sottoposta al giudizio della Grande Chambre per una revisione; nel giudizio definitivo, il Collegio l’ha ribaltata ricordando anzitutto che la normativa europea non si schiera su questi temi e lascia agli stati membri un ampio margine di discrezionalità. Inoltre, l’ingerenza della legge nelle libere scelte delle coppie appare giustificata, sempre secondo la Grande Chambre, anche in una società democratica, in quanto persegue lo scopo legittimo di proteggere la salute, la morale, i diritti e la libertà di tutti i cittadini. In definitiva secondo la Corte il margine di discrezionalità del quale deve disporre ogni singolo paese non può che essere ampio, ferma restando la necessità di un armonioso equilibrio tra gli interessi dello Stato e quelli dei cittadini e in particolare di quei cittadini che sono particolarmente toccati dalle scelte che lo Stato decide di compiere. La sentenza si conclude però con una affermazione che molti commentatori hanno ritenuto qualunquista, ma che in realtà ha un contenuto fortemente innovatore: in materia di Pma il diritto è in costante evoluzione (ma il riferimento è chiaramente fatto a tutte le innovazioni che conseguono al progresso della scienza) sia perché la ricerca scientifica in questo campo è in rapido sviluppo, sia perché cambia continuamente la capacità della morale di senso comune di accettare le nuove proposte che la scienza continuamente le sottopone e tutto ciò richiede una attenzione permanente da parte degli Stati contraenti. Queste conclusioni rappresentano un chiaro invito ai Governi a considerare in modo sistematico l’evoluzione della coscienza sociale relativamente ai temi della vita riproduttiva, per potere adeguare le normative vigenti a questi mutamenti, considerati molto probabili e costanti, oltre che in chiaro rapporto con i progressi delle scienze mediche e con l’efficacia della divulgazione operata in questi settori. Solo per confermare la rapidità con la quale si modificano morale e normative in questo campo, ricordo che nel gennaio del 2014 la Corte Costituzionale austriaca ha giudicato illegittima la proibizione della ovodonazione, dando in effetti ragione alle decisioni prese dalla sezione della Cedu, quelle successivamente contraddette dalla Grande Chambre.
Tutto ciò conferma una cosa che i laici hanno sempre sostenuto: la norma etica si struttura soprattutto per l’influenza di una generale disposizione della coscienza collettiva, che definisco per semplicità morale di senso comune, che si forma dentro ognuno di noi per molteplici influenze e che, pur essendo generalmente restia ad accettare anche le più elementari proposte di cambiamento, si modifica in rapporto a quelle che vengono definite «le intuizioni dei vantaggi che possono derivare dalle conoscenze possibili». Tutto ciò naturalmente avviene solo se è possibile trovare, in queste nuove conoscenze, indicazioni attendibili e comprensibili sui miglioramenti che ne deriveranno e garanzie nei confronti dei presumibili rischi. Deve dunque cessare da subito – e la sentenza della nostra Consulta lo conferma – l’incomprensibile divario e la inaccettabile contraddizione tra il senso morale della nostra società e le norme giuridiche approvate dal Parlamento, norme troppo spesso suggerite da una morale religiosa ossificata, rigida e incapace di adattarsi al mondo moderno. Adesso però ci sono cose che debbono essere affrontate con animo sgombro da risentimenti e da preoccupazioni assurde. La prima riguarda il fatto che la donazione di gameti deve tornare ad essere, nel nostro Paese, oblativa e non può essere affidata ad alcun tipo di commercio. Dovranno essere affrontati poi alcuni temi di rilevante interesse, come quello dell’opportunità di preparare un semplice protocollo che consenta di selezionare in modo semplice e non punitivo le coppie richiedenti, di affrontare il problema dell’età dei candidati a questa genitorialità e di discutere il problema del segreto, cioè se garantire al figlio la conoscenza della propria origine genetica (o in alternativa di affidare ai genitori la scelta di dargli o no accesso a questa informazione).
Merita certamente una analisi anche il problema della richiesta di donazioni di gameti e di embrioni che certamente arriverà da parte di donne sole e di coppie omosessuali e lo stesso deve riguardare il problema del dono del grembo (come si vede non dell’affitto dell’utero, che cosa completamente diversa).
Penso che se esiste ancora un po’ di logica nei nostri parlamentari queste questioni debbano essere affrontate, in prima battuta, dal Comitato Nazionale per la Bioetica il quale, tra l’altro (anche se nessuno se ne è accorto ) è stato creato proprio per occasioni come questa.
E se posso permettere di dare un consiglio alle persone religiose che trovano scandalosa questa decisione, vorrei ricordare loro che modificare la dottrina tenendo conto dello spirito del tempo non è alito del demonio, è solo semplice buonsenso.

l’Unità 10.O4.14

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Paletti e sentenze, quel che resta di una brutta norma
Bocciati anche gli articoli correlati
Resta ancora in piedi il divieto alle coppie fertili con patologie genetiche
di Franca Stella

Il divieto di fecondazione eterologa è incostituzionale. Lo ha deciso la Consulta in merito alla parte della legge 40 del 2004 sulla procreazione assistita in cui si vieta di ricorrere alla donazione di gameti (ovociti o spermatozoi) esterni alla coppia per concepire un figlio. Cade, dunque, il «paletto» più impopolare imposto dalla discussa normativa italiana. Bocciati anche gli articoli correlati al divieto come l’articolo 12 comma 1 che puniva «chiunque a qualsiasi titolo utilizza a fini procreativi gameti di soggetti estranei alla coppia richiedente » con una sanzione amministrativa da 300mila a 600mila euro. Per la seconda volta la Corte era stata chiamata a giudicare il divieto di fecondazione eterologa. Nel maggio 2012 i giudici decisero di restituire gli atti ai tribunali rimettenti, per valutare la questione alla luce della sopravvenuta sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo sulla stessa tematica. Ieri la nuova decisione. In dieci anni la legge 40 è stata rivista alla luce di 20 sentenze da parte di vari tribunali. Per la senatrice Pd Anna Finocchiaro «è venuto il momento di ridare la parola al legislatore». Anche perché rispetto al testo del 2004, molto è cambiato. Vediamo cosa:
a) Limitazioni all’analisi dell’embrione: non previsto dalla legge ma inserito nelle Linee guida del ministero della Salute del 2004. Nel 2008 il Tar elimina la limitazione alla sola analisi osservazionale
b) Divieto di produzione di più di tre embrioni: è stato eliminato dalla sentenza della Corte Costituzionale nel 2009.
c) Obbligo di contemporaneo impianto di tutti gli embrioni prodotti: è stato eliminato dalla sentenza della Consulat nel 2009.
d) Limitazione della deroga al divieto di crioconservazione degli embrioni: previsto per i soli casi di «grave e documentata causa di forza maggiore relativo allo stato di salute della donna non prevedibile al momento della fecondazione è stato modificato dalla Corte costituzionale 2009 che ha chiarito che «il trasferimento degli embrioni, da realizzare non appena possibile, deve essere effettuato senza pregiudizio della salute della donna».
e) Divieto di soppressione degli embrioni: è previsto dall’articolo 14 comma 1 della legge ed è tuttora in vigore.
f) Divieto di diagnosi preimpianto per le sole coppie infertili portatrici di malattie genetiche: è da considerare non sussistente sia in relazione all’annullamento delle Linee guida ministeriali che introducevano la sola possibilità di analisi osservazionale dell’embrione (sentenza del Tar Lazio del 2008) sia in virtù della giurisprudenza consolidata (13 tra sentenze e ordinanze dei Tribunali italiani).
g) Divieto di accesso alle coppie fertili ma portatrici di patologie genetiche: è previsto dall’art. 5, che consente l’accesso alla Pma solo per i soggetti con problemi di infertilità e sterilità: questione ancora aperta, mail cui divieto è stato ritenuto illegittimo da 4 sentenze di tribunali italiani (Salerno e Roma) nonché dalla pronuncia definitiva di condanna della Corte europea per i diritti dell’uomo del 29 agosto 2012 emessa nei confronti dell’Italia. La decisione europea è stata eseguita nel 2013 dopo autorizzazione del tribunale di Roma. La questione è oggi davanti alla Corte costituzionale.
h) Divieto di utilizzo degli embrioni perla ricerca scientifica e quindi possibilità di donazione degli embrioni da parte di una coppia: è una questione in attesa di udienza davanti alla Corte costituzionale. La questione sarà affrontata anche dalla Corte europea per i diritti dell’uomo il prossimo 18 giugno.
i) Divieto di revoca del consenso alla procedura di procreazione assistita se non prima della fecondazione dell’ovulo, previsto dall’art. 6 comma3. La questione è ancora aperta ma è stata sollevata in più occasioni nei tribunali.
l) Divieto di accesso alla procreazione medicalmente assistita per single e coppie dello stesso sesso: la norma è tuttora in vigore.
m) Divieto di surrogazione di maternità è tuttora in vigore.
n) Divieto di accesso alla fecondazione in vitro nel caso uno dei componenti della coppia sia deceduto previsto dall’art. 5: ancora in vigore
o) Possibilità di donazione degli embrioni: non prevista dalla legge ma il divieto è implicito. Sono state presentate diverse proposte di legge, non ancora in discussione.
p) Procreazione assistita per la preservazione della fertilità attraverso la crioconservazione dei gameti, in caso di cure che potrebbero danneggiare la possibilità di generare un figlio: ammessa implicitamente sia per il soggetto maschile che quello femminile, ma non in virtù della legge 40 che vieta la crioconservazione dei gameti e che consente l’accesso solo a coppie conviventi o sposate.

l’Unità 10.04.14

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Fuga dall’Italia
4mila coppie all’anno tentano all’estero 6mila euro la spesa

Sono almeno 4.000 le coppie italiane che decidono di andare all’estero per un trattamento di procreazione assistita: di queste, circa il50%ricorre alla fecondazione eterologa, vietata in Italia fino alla decisione della Consulta, il restante 50%invece sceglie di migrare anche se deve sottoporsi a trattamenti disponibili nel nostro Paese. Lo spiega l’Osservatorio sul turismo procreativo relativi a 39 centri esteri in 21 Paesi europei ed extraeuropei. Le mete più gettonate sono Spagna, Svizzera, Austria, Belgio, Danimarca, Grecia, Gran Bretagna, Repubblica Ceca e Ungheria. Nonostante la sua portata – rileva l’Osservatorio – il fenomeno del turismo procreativo non è oggetto di frequenti indagini istituzionali a livello nazionale o europeo. Uno studio del 2010, apparso su «Human Reproduction», stimava in un numero compreso tra 3.500 e i 4.500 gli italiani che decidono di affrontare un viaggio alla ricerca di un figlio. Da notare che fra i 6 Paesi presi in considerazione, il nostro risultava quello più colpito dal turismo procreativo: i pazienti ‘transfughì italiani rappresentavano il 31,8% del totale. La Spagna rimane la meta preferita per le coppie infertili italiane: sono stati circa950 i pazienti italiani che si sono rivolti agli 8 centri che hanno risposto al questionario per trattamenti di eterologa. Madrid e Barcellona si confermano le città d’elezione per chi deve ricorrere alla donazione di gameti, in special modo quella di ovociti. La legislazione spagnola permette infatti la donazione di gameti e di embrioni. Pochi, al confronto, i trattamenti omologhi registrati dall’indagine: circa 500. I trattamenti sono molto costosi: da un minimo di cinquemila euro nei paesi dell’Est a un massimo di 6-8mila in Spagna e Svizzera.

L’Unità 10.04.14