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"Scuole più sicure per un’istruzione migliore", di Manuela Ghizzoni e Raffaella Mariani

Mettere in sicurezza il patrimonio scolastico pubblico, modernizzarlo attraverso l’utilizzo di nuove tecnologie, elevarne il livello di benessere e di accessibilità. L’interesse del Partito democratico per l’edilizia scolastica nasce dalla convinzione che scuole accessibili, sicure, belle, funzionali alle nuove metodologie didattiche (dovremmo infatti parlare di architettura dell’educazione) e perno di una pianificazione urbanistica in qualità di civic centers iano condizione per una buona istruzione e, quindi, per un Paese migliore.
Oggi le nostre scuole rispondono a questi requisiti? No, se non in parte davvero residuale. Per quali ragioni? Molte, tra queste la principale sta nella scarsità delle risorse disponibili e della capacità di spesa. Anche se, invero, dovremmo precisare che le risorse sono dove non si riescono a spendere. Dal 2003 al 2013 il parlamento ha finalizzato all’edilizia scolastica oltre 4 miliardi di euro, come somma di ben 12 linee di finanziamento: ad oggi, circa un miliardo e mezzo non sono ancora stati spesi. Ad esempio, delle risorse provenienti dai fondi Fas, deliberati nel 2008 ma resi disponibili solo due anni dopo, a luglio 2013 erano state erogate solo un terzo della disponibilità (cioè 102 milioni su 358).
Mentre innumerevoli enti proprietari (province e comuni) pur in possesso di progetti esecutivi e delle risorse necessarie devono rinunciare all’intervento causa vincoli del patto di stabilità. Questa è la prima incoerenza. L’altra è l’assoluta impossibilità di pianificare una programmazione ordinaria degli interventi in assenza di finanziamenti e legislazione certi. Peraltro, gli interventi straordinari, nati sulla spinta anche emotiva di sciagure come San Giuliano di Puglia e di Rivoli, pur garantendo una significativa dote di risorse dedicate, hanno introdotto un ulteriore modello di governance che ha centralizzato le procedure gestionali e di spesa.
Come intervenire per rimuovere tali incoerenze?
Innanzitutto occorre affrontare e risolvere due questioni dirimenti: rimuovere dal vincolo del patto di stabilità gli investimenti per le scuole e rendere finalmente operativa l’Anagrafe dell’edilizia scolastica.
Mediante l’Anagrafe, le regioni e gli enti proprietari (nonché lo Stato) potranno avere la adeguata conoscenza per una programmazione che definisca le priorità di intervento, territorio per territorio. Se costantemente aggiornata ed arricchita, essa potrebbe costituire l’insieme dei fascicoli elettronici dei singoli fabbricati: cioè una memoria digitale delle caratteristiche strutturali, tecnologiche e di accessibilità oltre che di sostenibilità ambientali, a supporto di ogni intervento.
La positiva esperienza della legge 23 del 1999 (cosiddetta Masini), apprezzata dagli enti territoriali come un utile sostegno alla programmazione ordinaria in quanto finanziata con piani triennali, può dare qualche indirizzo: accorpare progressivamente le numerose linee di finanziamento (che ora coinvolgono 4 diversi ministeri) pur distinguendo tra le tipologie di interventi, come ad esempio, la costruzione di nuovi edifici, la messa in sicurezza, la manutenzione straordinaria; destinare risorse adeguate nella legge di stabilitàà, rendendole disponibili in tempi certi; per un periodo congruo (ad esempio 5 anni), al fine di attivare tutti gli interventi che residuano dalle diverse linee di finanziamento oggi esistenti, conferire ai sindaci e presidenti di provincia specifici poteri commissariali che riducono le procedure previste dal codice degli appalti a quelle essenziali, in grado di comperare trasparenza, concorrenza, celerità con gli interessi degli utenti e dei partecipanti all’appalto (nessun conferimento diretto, ad esempio).
Perno del sistema diventa la regia unica istituita presso palazzo Chigi, con l’obiettivo di raccordare esigenze territoriali ed erogazione dei fondi. Alla regia unica anche il compito di monitorare periodicamente l’efficienza del sistema e gli esiti raggiunti, anche al fine di rimuove possibili ostacoli e di emanare linee guida sui capitolati, su eventuali innovazioni tecniche (ad esempio, ancora oggi ignoriamo l’inquinamento acustico e la relativa prevenzione), su protocolli di sostenibilità.
Del resto a noi cosa interessa? Mettere in sicurezza il patrimonio scolastico pubblico, modernizzarlo attraverso l’utilizzo di nuove tecnologie, elevarne il livello di benessere e di accessibilità così che anche le esigenze didattiche e pedagogiche ne traggano un concreto vantaggio. In una scuola bella e sicura si impara meglio.

da Europa Quotidiano 22.04.14

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Antonino52
Ospite

La messa in sicurezza di una famiglia comporta sicuramente la necessità di una casa sicura e confortevole, ma se in quella stessa casa serpeggia la depressione, la stanchezza, l’incapacità di sostenere le sfide dei tempi e di reagire; se i genitori non intercettano i bisogni dei figli, sarà una casa bella, sicura ma fredda. Ecco perché lei sta lavorando da anni, perché il contenuto vale quanto e più del contenente. Ma chi sono i padri e le madri dei figli che frequentano le scuole?

Maria Giovanna
Ospite

Nella scuola non basta mettere a norma solo le strutture, bisogna svecchiare il personale. Bisogna mandare in pensione gli insegnanti di Q.96 “adesso”.

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