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"Le dieci start-up che sono già nel futuro", di Romano Prodi

L’edizione italiana della rivista dell’Innovazione del Mit (Massachussets Institute of Technology) da qualche anno si è presa il compito di presentare le aziende più innovative del nostro Paese. Fino allo scorso anno il concorso per premiare le aziende più innovative aveva il titolo «Disruptive Companies» ovvero aziende che stavano sviluppando qualche tecnologia così innovativa da portarle rapidamente a forti guadagni di quote di mercato o aperture di mercati prima sconosciuti. È chiaro che essere “disruptive” come è stato l’irrompere del mondo del digitale nella registrazione dei suoni o delle immagini, rispetto a quello precedente delle videocassette, o internet nel mercato dei media, è un vantaggio enorme.
Un vantaggio che va comunque perseguito con una ricerca di base di grande qualità ed intensità. Ma non è il solo modo di innovare perché esistono (e sono molto importanti) le innovazioni incrementali che non rompono col passato ma lo migliorano. È stata perciò aggiunta al concorso la qualifica di “intelligenti”: “Smart”. Cercare le aziende “Smart&Disruptive” in Italia ci ha fatto guardare il mondo industriale Italiano con occhi diversi. La selezione è stata fatta sondando non solo i tradizionali ambienti delle Università e degli Istituti di ricerca ma anche quelli delle organizzazioni che ne promuovono la attività.
Di qui la ricerca di un rapporto non solo con i maggiori incubatori per l’innovazione in tutta Italia : Alma Cube a Bologna, Rieforum a Padova, fino al Parco scientifico e tecnologico della Sicilia. Poi il Trasferimento Tecnologico di IIT a Genova, I3P al Politecnico di Torino, o Filarete a Milano per non citarne che alcuni. Ma anche le loro aggregazioni come Netval che raccoglie i centri per l’innovazione di 54 Università. Infine la grande Banca dati di Confindustria.
È ovvio che non sono state trascurate le poche, anzi pochissime grandi strutture di ricerca e sviluppo (con centinaia di addetti per intenderci) quali ST Microelettronica, Enel, Eni. Per fortuna accanto a queste abbiamo tante aziende, anche di piccolissime dimensioni che vanno a “sniffare”, come diciamo cinicamente, quanto di nuovo e utile nasce dalla grande rete di intelligenze che circonda tutto il mondo.
Data la struttura del nostro Paese, abbiamo sentito l’obbligo di andare ad ascoltare anche i “segnali deboli” della innovazione, e, con la comunicazione, aiutarne la aggregazione. Abbiamo cioè cercato di fare “networking”, come dicono da Boston alla Silicon Valley quando vanno anche solo in due a bere un bicchiere.
È chiaro che sarebbe ideale avere alla base un nucleo trainante di aziende forti che assumono giovani tecnici di grande qualità e permettano loro di sviluppare il meglio di quanto certamente sanno fare in un ambiente strutturato.
Se questo non c’è, e per farlo nascere è necessario un grande sforzo di politica industriale espansiva, bisogna puntare alla “impollinazione” e all’aiuto ai giovani che comunque vogliono farcela da soli. Abbiamo quindi cercato di individuare, premiare e dare una mano alle varie “start up”, “spin-off”, “spin-in”… (Che non ci sia una sola parola italiana che le descrive, vorrà pure dire qualcosa). L’11 e il 12 maggio le 10 imprese più innovative, tutte di questa diligente ricerca, verranno premiate a Bologna, presso la Alma Business School e il Mast.
Non si tratta di uno show mediatico o accademico ma di dimostrare che in un Paese in cui le spese in Ricerca e Sviluppo sono sempre più trascurate e residuali, vi sono tuttavia imprese (grandi e piccole) che cercano di andare contro-corrente. O meglio, che cercano di agganciarsi alla grande corrente dell’innovazione mondiale.
E, mentre si premieranno i vincitori, si cercherà di incoraggiare tanti altri ad imitarli, spiegando cosa hanno fatto e come hanno fatto per iniziare.
Si rifletterà anche sui limiti del sistema innovativo italiano e sull’urgenza che esso si ingrandisca e si rafforzi. Nella nostra ricerca abbiamo infatti avuto qualche problema aggiuntivo rispetto alla rete delle riviste consorelle dell’MIT degli Stati Uniti, di Cina e di Germania a costruirci una mappa dei luoghi e delle organizzazioni dove l’innovazione è davvero prioritaria.
Riconoscere i meriti di queste imprese e premiarne i risultati può essere quindi utile per svegliare gli spiriti creativi che, anche se spesso dormono, sono certamente presenti anche in Italia.

Il Sole 24 Ore 10.05.14

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