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Renzi chiama Cantone all’Expo: controllo sugli appalti «puliti», di Vladimiro Frulletti

«Vogliono usare la vicenda Expo contro il governo e il Pd? Bene, allora ci salto sopra. Ci metto la faccia». Renzi ha deciso di giocarsi all’attacco la partita dell’Expo. E visto che la partita non s’annuncia semplice farà scendere in campo anche il neopresidente dell’autorità anti-corruzione Raffaele Canto- ne a cui ieri ha chiesto di seguire i lavori per l’Expo. E visto che Grillo e i 5 Stelle dicono che va fatta saltare l’esposizione, che è tutto un disastro, che già si sapeva che l’Italia non sarebbe riuscita nell’impresa, il premier coi suoi si dice pronto a scommettere che Milano ce la farà e che certo non sarà lui, ora, a mollare. «C’è chi gioca alla meno, che vuol far credere che l’unica strada è la disperazione, che è tutto finito. Invece dobbiamo dare un messaggio di speranza non ce lo chiede il nostro passato ce lo chiedono i nostri figli», scandisce da Monfalcone all’inaugurazione della nuova nave da crociera della Fincantieri.
La vicenda Expo e la relativa inchiesta della magistratura milanese preoccupano, perché potrebbero portare ac- qua alla propaganda di Grillo. Ma sono considerate anche un’occasione, come direbbe Renzi, per «cambiare verso». «È un’occasione troppo grossa per buttarla via. Posso perdere due punti percentuali, ma l’Italia non può perdere questa opportunità», spiega ai suoi. Non a caso domani a Milano il premier incontrerà anche commercianti e imprenditori per ribadire che il governo l’Expo lo vuole fare e che non ci sta a farsi battere dal pessimismo. Non è mi- ca un caso che se i 5 Stelle stanno alzando la bandiera dei politici «tutti uguali» e dell’irriformabilità del sistema tanto da chiedere che l’Expo non si faccia più. Però, ragiona Renzi, una risposta forte del governo sarà un nuovo messaggio per chi nel cambiamento ci spera. Per Renzi quindi anche l’Expo deve essere la prova che è davvero «la volta buona», come twitta appena arrivato a Monfalcone assieme alla presidente del Friuli Debora Serracchiani. E far vedere che, appunto, proprio come quegli operai che hanno costruito la nave della Fincantieri «ci rendono orgogliosi di essere italiani, ci fanno andare avanti, tengono alta la bandiera dell’Italia». Proprio come fanno le migliaia di alpini che incontra poco dopo a Pordenone e dove la gente lo ferma per invitarlo a non mollare a portare avanti le riforme.
E il tricolore per Renzi non potrà certo essere ammainato fallendo l’occasione di quella vetrina mondiale che è l’Expo 2015. Ecco perché di fronte a vicende come l’Expo è indispensabile dare risposte immediate e convincenti. Da qui la decisione del premier di andare immediatamente a Milano per fare il punto con gli amministratori locali, il commissario Giuseppe Sala e il ministro Maurizio Martina che ha la delega all’esposizione universale. Da qui la scelta di farsi accompagnare anche da Cantone. Non una passerella, ma una visita per mettere in campo subito azioni concrete. Il gruppo di Palazzo Chigi che doveva seguire dal punto di vista tecnico-operativo il lavoro del commissario è già pronto e domani entrerà in funzione.
Poi però c’è la faccenda penale. L’obiettivo sarà di sganciare il destino dell’Expo 2015 da quello delle inchieste. «Chi ha sbagliato deve pagare», è la posizione di Renzi. La piena fiducia nella magistratura che Renzi ha ribadito fin dall’inizio. Tuttavia non si può da- re a chi riceve o dà mazzette anche il potere di far fallire Expo. Sarebbe una ammissione di impotenza. La dimostrazione che l’Italia è irriformabile. Una bandiera per Grillo. Cioè l’esatto contrario della «svolta buona» promessa dal premier. Da qui la decisione di puntare tutto sulla trasparenza con Cantone e l’autorità anti-corruzione per evi- tare d’ora in avanti qualsiasi zona d’ombra che possa rallentare ulteriormente l’opera milanese.
Certo le dimensioni sono assai diverse ma quello che è successo per il nuovo teatro dell’opera a Firenze spinge Renzi all’ottimismo. Anche in quel caso c’era stato un momento in cui tutto sembrava perduto a causa di chi s’era infilato dentro l’opera per farsi i propri malaffari. Poi invece il teatro è stato realizzato e sabato sera è stato inaugurato proprio dal premier. Prima però, proprio perché come Sindaco aveva deciso di metterci la faccia, era stata fatta piazza pulita di tutti i responsabili coinvolti o anche chiacchierati.

L’Unità 12.05.14

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