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"Troppi giovani disoccupati servizio civile per 100mila", di Luisa Grion

Dalla garanzia giovani al servizio civile: per arginare il dilagante fenomeno della disoccupazione under 30 e dare una scossa ai “neet” (un paio di milioni di ragazzi che non studiano e non lavorano) il governo punta alla versione riveduta e corretta della vecchia “obiezione di coscienza”. I tempi dell’opposizione alla leva obbligatoria sono finiti da un pezzo e il servizio civile, da anni, è un’occasione data ai giovani, maschi e femmine, che nel volontariato vedono sì, un’occasione formativa, ma anche la possibilità di trasformare quell’esperienza in lavoro.
Ogni anno i bilanci dello Stato dedicano al servizio civile un budget che va a finanziare i bandi e i programmi degli enti che partecipano all’operazione. Oggi i volontari in servizio sono poco più di 14 mila, lavorano in 3.293 enti accreditati e incassano ogni mese (il servizio civile dura un anno e la domanda per entrarne a far parte si fa direttamente all’associazione che propone il piano) un rimborso spese di 433 euro netti. Se le condizioni economiche resteranno invariate, l’obiettivo di Renzi di impegnare con questa formula centomila giovani l’anno richiederà quindi un investimento fra i 400 e i 600 milioni di euro. Il costo annuo per persona è valutato infatti in 6 mila euro circa, ma il nuovo servizio civile dovrebbe durare 8 mesi eventualmente allungabile di altri 4, non più direttamente
12.
Ad occuparsi della partita che sfocerà in un disegno di legge delega varato dal Consiglio dei ministri il prossimo 27 giugno (anche in questo caso Palazzo Chigi non incontra le parti sociali, ma invita chi vuole a dire la sua online mandando, entro il 13 giugno, una mail a terzosettorelavoltabuona@ lavoro.gov.it) è il sottosegretario al Lavoro Luigi Bobba, deputato Pd ed ex obiettore di coscienza.
«Rispetto al modello attuale di servizio civile – precisa – noi vogliamo passare dai 14 mila al 100 giovani coinvolti, ma intendiamo ridurre la durata dell’esperienza e coinvolgere in maggior modo le Regioni, le province autonome e probabilmente anche gli enti che offriranno la possibilità di effettualo ». Una maggiore partecipazione, spiega Bobba, che potrebbe tradursi in un contributo alla spesa alleviando, anche se in piccola misura, il peso degli investimenti a carico dello Stato. Un altro abbattimento della spesa potrebbe derivare dalla possibilità – già riconosciuta dal Consiglio di Stato – di rinunciare all’Irpef del 10 per cento oggi versata
sul rimborso spesa. «Parte dei fondi necessari a impegnare il tetto dei 100 mila giovani potrà essere recuperata dal miliardo e mezzo di euro investiti sul progetto Garanzia giovani, visto che il servizio civile è appunto una delle nove possibilità indicate per l’impiego». Certo è che comunque sia l’entità dello sforzo richiesto è enorme rispetto agli attuali investimenti. Al servizio civile, negli ultimi anni, sono state dedicate risorse decrescenti: nel 2013 ai bandi sono stati riservati 70 milioni scarsi, ma va pur detto che a volte , nel passato, i contributi sono rimasti inutilizzati per mancanza di progetti idonei. I tanti soggetti interessati alla partita, dalle coopertive sociale alle Acli, plaudono all’idea di Renzi. Giuseppe Guerini, portavoce di Alleanza Cooperative Sociali, fa notare che «uno su tre dei giovani impegnati da noi nel servizio civile viene poi assunto». Secondo Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative, sarà però fondamentale esercitare una attenta attività di controllo: «Quando le risorse si moltiplicano bisogna vigilare affinché nessuno ne approfitti: gli enti ammessi al servizio civile dovranno essere accreditati e di provata esperienza, non lasciamo spazi ai soggetti dell’ultima ora». In realtà il governo Renzi, guardando al semestre di presidenza europea, già svolge lo sguardo altrove: ha in mente un servizio civile allargato a tutta l’area Ue.

La Repubblica 14.05.14

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