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"In nome del Made in Italy no alla contraffazione", di Valeria Fedeli

La contraffazione pone a tutto il Paese il tema serio della sicurezza dei prodotti sia per chi li lavora sia per i cittadini consumatori. Mercoledì 11 ho partecipato all’Assemblea di Confindustria Firenze, un appuntamento che ha segnato una scelta fortemente innovativa e coraggiosa, perché ha messo al centro la responsabilità anche delle imprese di fare del contrasto all’illegalità e al lavoro sommerso, nelle filiere e nei territori in cui operano, un impegno prioritario. La sfida lanciata è di impegnarsi insieme, istituzioni e attori sociali, ognuno facendo la propria parte, per tracciare un percorso comune che ci consenta di costruire un’Italia diversa, anzi ri-costruire, come recita il titolo dell’iniziativa. Ricostruire a partire dalla semplificazione delle regole, dall’investimento sulla qualificazione dei processi produttivi e dalla formazione, come forma più alta di responsabilità: mettere i giovani nella condizione di scegliere, incentivare il lavoro di ragazze e ragazzi come forza che produce innovazione, investire così davvero sul futuro. Un futuro che ha urgente bisogno che tutti assumano la cultura e la pratica della legalità come precondizione per il proprio agire. Occorre saper guardare con coraggio e realismo alle condizioni necessarie per uscire dalla crisi e per rilanciare la nostra economia reale, puntando su trasparenza e tracciabilità dei processi produttivi. In questa direzione va la lettera aperta della Sezione pelletteria di Confindustria Firenze, rivolta innanzitutto ai propri associati e poi alle istituzioni, per porre fine ad una situazione di illegalità che ha già avuto costi pesantissimi. In essa si chiede agli imprenditori di collaborare condividendo informazioni e sviluppando capillari processi di monitoraggio nei settori in cui può annidarsi più facilmente la piaga del sommerso, dell’illegalità e della contraffazione. Alle Istituzioni tocca invece il compito di incentivare l’emersione del- la realtà imprenditoriale e lavorativa e costruire il contesto effettivo di integrazione nel tessuto legale della comunità territoriale.
Una sfida che parte da un singolo territorio ma parla a tutte le realtà del Paese. Il cambiamento in economia ha assolutamente bisogno di puntare e rilanciare con forza le straordinarie eccellenze del Made in Italy, garantendo trasparenza e tracciabilità di tutto il processo produttivo: solo così potremo stare nei mercati globali, dove la competizione è sempre più su sostenibilità e rispetto dei consumatori. Ignorare il problema non serve a risolverlo: non è tacendo che si difende la reputazione del Made in Italy nel mondo, ma collaborando al contrasto reale di ogni forma di illegalità, per il rilancio e la tutela della nostra manifattura, delle imprese, del lavoro. Bisogna intervenire con urgenza perché la contraffazione non è un fenomeno illegale secondario, e paghiamo anzi l’eccessiva tolleranza che per anni c’è stata sul tema. La contraffazione crea un triplice danno: all’impresa legale per mancate vendite, perdita di credibilità del marchio e via dicendo. Al lavoratore che si trova privato di diritti e tutele perché in molti casi assoldato attraverso un vero e proprio racket del lavoro nero. Al consumatore che non è garantito sulla sicurezza e qualità dei prodotti. Una catena di illegalità che oltre ai costi economici è causa di disgrazie, come i tanti episodi che si sono verificati negli ultimi mesi, a partire dal tragico incendio di Prato. Per questo la lotta alla contraffazione deve essere parte integrante delle politiche di sviluppo e di crescita del Paese e dell’Europa e parte integrante di una più generale politica di apertura dei mercati che interpreta la globalizzazione come processo di straordinarie opportunità quando basato sulle regole, sulla reciprocità, trasparenza, certificazione obbligatoria dei prodotti, tracciabilità dei processi produttivi. Il nostro tema deve essere certificare il vero, riscoprire e tutelare il valore della qualità produttiva e del Ma- de in Italy
Negli ultimi sei mesi siamo passati dal terzo al quinto posto come marchio ambito nel mondo. Un fatto incredibilmente grave! La reputazione dei nostri marchi è la sfida di oggi per salvaguardare il nostro patrimonio. Una sfida delle istituzioni, di chi fa impresa, di chi rappresenta i lavoratori. Anche da qui deve partire il rilancio della nostra manifattura, della nostra economia e del Paese.

L’Unità

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