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Ogm, trovato l’accordo “Saranno i singoli Stati a decidere se coltivarli”, di Andrea Bonanni

I ministri europei dell’Ambiente hanno raggiunto ieri un accordo sulla regolamentazione delle culture Ogm che consente ad ogni stato membro di vietare la coltivazione di piante geneticamente modificate. L’intesa, che chiude quattro anni di discussioni infruttuose e di veti incrociati, dovrà ora essere discussa con il Parlamento europeo nel corso del semestre di presidenza italiana e potrebbe essere approvata entro fine anno.
Finora la situazione delle coltivazioni Ogm in Europa era estremamente confusa. Il compito di autorizzare o meno l’utilizzo di determinate sementi geneticamente modificate toccava alla Commissione, sentito il parere dell’agenzia alimentare europea, che ha sede a Parma. Nel corso degli anni, Bruxelles ha autorizzato per esempio un tipo di grano prodotto dalla Monsanto. Ma molti stati membri, tra cui l’Italia, si sono rifiutati di consentirne l’utilizzazione, adducendo motivi di tutela della salute che però sono stati regolarmente respinti dall’Agenzia alimentare che li ha ritenuti ingiustificati. Nonostante i ricorsi della società produttrice, la Commissione non era però arrivata ad imporre ai governi la liberalizzazione delle culture autorizzate perché il Consiglio era sempre riuscito a bloccare ogni decisione.
Attualmente il grano geneticamente modificato viene coltivato liberamente solo in Spagna, Portogallo, Romania, Slovacchia e Repubblica Ceca. La Commissione deve però pronunciarsi su una nuova serie di autorizzazione e finora aveva congelato ogni decisione proprio a causa della situazione di incertezza giuridica si era venuta a determinare.
L’accordo raggiunto ieri, se verrà confermato dal Parlamento, consentirà di superare lo stallo. La Commissione potrà autorizzare la coltivazione di prodotti Ogm, ma ogni Stato membro avrà il diritto di vietarne l’utilizzo sul proprio territorio, oppure di limitarlo ad alcune aree geografiche adducendo motivazioni relative all’uso dei suoli, alla tutela ambientale, all’impatto socio economico, alla pianificazione territoriale o all’esigenza di evitare contaminazioni. Di fatto, anche se le organizzazioni ambientaliste lo considerano ancora insufficiente, lo spettro delle argomentazioni è talmente ampio da garantire piena discrezionalità ai governi nazionali.
Il ministro dell’ambiente, Gian Luca Galletti, ha espresso soddisfazione per l’accordo, pur confermando che il governo italiano resta fermamente contrario ad autorizzare colture geneticamente modificate: «L’Italia dice no agli Ogm ma chiedo a ogni Paese Ue un aiuto per arrivare a chiudere entro la fine dell’anno il dossier». Anche il commissario europeo alla tutela della salute, il maltese Tonio Borg, si dice contento dell’accordo: «E’ un grande successo. La prossima
presidenza italiana dell’Ue troverà il sostegno della Commissione europea per chiudere il più rapidamente possibile la normativa sulla possibilità per uno Stato membro di limitare o vietare la coltivazione di Ogm sul proprio territorio, nonostante il via libera della Commissione europea».
Le organizzazioni ambientaliste restano moderatamente critiche. Per Monica Frassoni, presidente del partito dei Verdi europei e coordinatrice di Green Italia, si tratta solo di un primo passo: «Serve una base legale più solida, capace di garantire che le valutazioni di impatto su ambiente e salute non siano basate unicamente sui dati forniti dalle stesse aziende biotech che richiedono la vendita o coltivazione degli Ogm». Sono le stesse perplessità espresse dai ministri di Belgio e Lussemburgo, che si sono astenuti sul provvedimento e che denunciano «il ruolo troppo rilevante lasciato alle industrie di biotecnologie » che potranno esercitare pressioni sui governi nazionali.

La Repubblica 13.06.14

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