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"Il rapporto di Federculture. In cultura si spende sempre di meno", di Antonello Cherchi

Resistere per andare avanti. È la parola d’ordine che Roberto Grossi ha lanciato ieri a Roma nel corso della presentazione del 10° rapporto di Federculture, l’associazione delle aziende pubbliche culturali di cui è presidente. Stiamo vivendo un periodo di «nuove passioni, ma anche di grande incertezza», un momento di transizione che – ha affermato Grossi – ha bisogno di «una rivoluzione, un nuovo progetto per il Paese, che solo la cultura può guidare».
La prospettiva di rinascita deve prender atto della sconfortante situazione in cui si trova il Paese. Quest’anno lo Stato ha destinato alla tutela del patrimonio solo 87 milioni di euro e all’intero settore culturale 1.595 milioni, ovvero lo 0,19 della spesa pubblica. Risorse che negli ultimi dieci anni si sono ridotte del 27%. È la conseguenza, ha commentato Grossi, «di un’indifferenza verso questo settore pulsante del Paese e di un’arrogante ignoranza che la storia giudicherà».
La crisi economica ha sicuramente contribuito. Si è fatta sentire sulla spesa delle famiglie in cultura e ricreazione, che ha continuato a puntare verso il basso: già nel 2012, dopo dieci anni di crescita continua, si era verificato un calo del 4,4% e l’anno scorso ci si è fermati a 66,5 milioni di euro, registrando un ulteriore -3,3 per cento. Siamo all’ultimo posto in Europa in termini di partecipazione culturale: nel 2013 solo il 30% degli italiani ha visitato un museo (rispetto al 52% degli inglesi, il 44% dei tedeschi e il 39% dei francesi) e quasi 6 su 10 non hanno letto neanche un libro.
È da qui – ha sostenuto Grossi – che bisogna ripartire, ampliando la partecipazione culturale grazie a politiche che puntino su educazione e formazione, che sappiano migliorare il sistema dell’offerta con attività sempre più di qualità, che pensino anche a incentivi fiscali, come la detrazione delle spese culturali che le famiglie sostengono.
Il riferimento è l’artbonus, il credito d’imposta per chi tutela il patrimonio che il Governo ha varato di recente. Una misura che Grossi ha accolto con favore, anche se ha chiesto che vengano innalzati i tetti delle somme che possono beneficiare dello sconto e, soprattutto, venga allargata la platea degli interventi agevolabili, comprendendo anche i soggetti con personalità giuridica di diritto privato, come le fondazioni di enti pubblici.
L’artbonus è stato richiamato anche dal ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, che ha lanciato l’idea di uno school-bonus: «è uno degli spunti – ha spiegato – a cui stiamo lavorando nel provvedimento sull’istruzione». Giannini ha, inoltre, ribadito la volontà del Governo di incentivare lo studio delle materie umanistiche, a partire dalla storia dell’arte (proposta lanciata la scorsa settimana nel corso degli Stati generali della cultura organizzati dal Sole 24 Ore) e di creare un’alternanza scuola-lavoro, come quella che già esiste negli istituti tecnici, anche per i beni culturali. «Perché – si è chiesta – non dovrebbe esserci una scuola di restauro a Pompei dove ospitare gli studenti?».

da Il sole 24 Ore

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