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"Tregua Roma-Berlino, ma Renzi tiene il punto", di Raffaella Cascioli

Il premier vuole evitare lo scontro con la Merkel, non quello con i suoi ultrà. Altolà alla Bundesbank, tutto bene con Barroso
«L’Europa appartiene ai cittadini, non ai banchieri tedeschi o italiani che siano».

Nella “normale” dialettica tra cancellerie che ogni cinque anni surriscalda il dibattito sulla composizione dell’esecutivo comunitario, la battuta del premier Matteo Renzi sembrerebbe una dichiarazione di guerra se non fosse accompagnata da frasi come «non c’è alcuna polemica con il governo tedesco in ordine alla stabilità e alla flessibilità» o «il rapporto con la cancelliera Angela Merkel è ottimo».

Un distinguo importante. D’altra parte proprio mentre Renzi, in qualità di presidente di turno dell’Unione europea riceve a villa Madama la Commissione uscente, a Berlino il portavoce del governo tedesco conferma che Italia e Germania vogliono un’Europa competitiva e remano nella stessa direzione.

In realtà se a Berlino si rifiutano di commentare l’attacco all’Italia lanciato dal presidente della Bundesbank Jens Weidman in quanto indipendente, Renzi respinge le critiche al mittente: «Io non parlo delle Sparkassen o delle Landesbanken». Una stoccata, alla luce delle eccezioni ottenute da Berlino per la vigilanza sulle casse di risparmio: «Non è compito della Bundesbank partecipare al dibattito politico italiano».

Al presidente uscente della Commissione Barroso Renzi ha confermato che l’obiettivo del semestre italiano è quello di «restituire speranza, passione ed entusiasmo ai cittadini europei, che sono i nostri stakeholder». Ha ricordato che «la flessibilità non è una richiesta dell’Italia, serve all’Europa, che ha anche bisogno del processo attivato dall’Italia».

Ha annunciato che il primo settembre partirà il programma “mille giorni” che terminerà il 28 maggio 2017 e consentirà con tante riforme di garantire un restyling all’Italia. Un’implementazione delle riforme che serve all’Italia, che è necessaria in Europa per evitare una procedura d’infrazione.

«Anche se non esistesse l’Ue – ha commentato Barroso – l’Italia dovrebbe attuare un piano di riforme. Non è che l’Ue sta imponendo qualcosa, è un errore pensarlo». E se per Barroso per un’Europa forte serve un’Italia forte, il ministro dell’economia Padoan, che lunedì coordinerà l’eurogruppo, afferma: nessun problema con la Germania, nel semestre punteremo sugli investimenti.

da www.europaquotidiano.it

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