economia

"L'Emilia Romagna «chiama» gli investitori", di Ilaria Vesentini

Un unico procedimento, un’unica cabina di regia che coordina gli interlocutori pubblici e privati e garantisce agli imprenditori che vogliano investire lungo la via Emilia tempi certi e iter snelli in un ambiente dinamico di scambio fra ricerca e impresa, dotato di infrastrutture tecnologiche e costi energetici competitivi. Sono solo alcuni dei paletti messi nero su bianco dalla nuova legge regionale su “Attrattività, competitività e promozione degli investimenti in Emilia-Romagna” approvata ieri dall’assemblea di viale Aldo Moro dopo oltre un anno di gestazione e sei mesi di ritardo rispetto agli impegni presi dalla Giunta Errani.
Una legge che apre nel Paese un capitolo inedito di politica industriale destinato a fare da modello, «perché l’approccio è ribaltato rispetto alle norme adottate fin qui da altre Regioni e da singoli enti locali. Non promettiamo incentivi – spiega il neoassessore regionale alle Attività produttive, Luciano Vecchi – per attirare l’investitore, ma creiamo un meccanismo che coinvolge e impegna in modo unitario istituzioni, enti di ricerca, sistema formativo e garantisce a chi viene sul territorio portando risorse e occupazione una serie di strumenti, contributi e infrastrutture. Attraverso la stipula di accordi per l’insediamento e lo sviluppo di nuove imprese, su cui noi come Regione ci mettiamo la faccia». Lo sguardo è rivolto a investimenti, soprattutto esteri, «di grandi dimensioni e qualità capaci di innescare nuova occupazione qualificata e quindi di spingere la ripresa e la competitività internazionale del made in Emilia», rimarca Vecchi.
«È un primo passo strategico di politica industriale con cui si prende atto della marcata competizione tra Stati e Regioni d’Europa nell’attrarre investimenti – commenta Maurizio Marchesini, presidente di Confindustria Emilia-Romagna, che ha collaborato fin dall’inizio alla stesura del testo – e che introduce alcune novità rilevanti: la procedura negoziale di stampo europeo, attraverso bandi, con accordi regionali impegnativi per tutti i soggetti coinvolti; la Conferenza dei servizi preliminare coordinata dalla Regione che funge da regia e sintesi di tutti gli interlocutori pubblici e privati; incentivi fiscali da indirizzare all’occupazione incrementale legata ai nuovi investimenti. Obiettivi condivisi che necessitano ora di passaggi applicativi tempestivi e coraggiosi per valutare concretamente l’efficacia della legge».
La Giunta ha davanti poche settimane – le elezioni regionali, dopo le dimissioni del presidente Vasco Errani, sono previste in autunno – per rendere operativa la norma: «Dobbiamo strutturare un bando aperto a sportello e definire un’organizzazione interna ed esterna che permetta una risposta competente e immediata agli accordi che firmeremo con gli investitori», è la scaletta dell’assessore, che ha appena portato a casa un aumento del 50%, rispetto al settennio precedente, dei fondi Ue 2014-2020 per lo sviluppo regionale (482 milioni di euro mirati su ricerca e attrattività).
La nuova legge sancisce anche la fusione tra le società in house Ervet (l’agenzia di sviluppo territoriale) e Nuova Quasco (consorzio degli enti pubblici per monitorare qualità edilizia e ambientale) per creare una sorta di Invitalia regionale. E prevede agevolazioni urbanistiche per gli investimenti produttivi a saldo zero nel consumo di suolo (si punta al riuso di aree dismesse); incentivi Irap per le newco innovative; aiuti alle aggregazioni; e premi per la responsabilità sociale di impresa.

da Il Sole 24 Ore

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