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"L’industria continua a soffrire", di Andrea Bonzi

Si dirà che era difficile sperare in qual- cosa di meglio, viste le ultime previsioni sul Pil. A dar la mazzata finale all’ottimismo sulla crescita italiana è stato ieri l’Istat, che ha certificato il calo (-1%) del fatturato dell’industria a maggio rispetto ad aprile, registrando flessioni sia sul mercato estero che su quello interno (rispettivamente -1,9% e -0,6%) e il calo degli ordinativi, con una diminuzione del -2,1% (-4,5% di quelli provenienti dall’estero e -0,2% di quelli interni).

E se corretto per gli effetti di calendario – i giorni lavorativi sono stati 21 contro i 22 di maggio 2013 -, il fatturato totale cresce in termini tendenziali del +0,1%. Le cose peggiorano allargando il periodo considerato: nella media degli ultimi tre mesi, l’indice complessivo diminuisce dello 0,7% rispetto ai tre mesi precedenti (-0,8% per il fatturato estero e -0,7% per quello interno).

SINDACATI PREOCCUPATI

Numeri che non passano inosservati al- le parti sociali. Susanna Camusso, numero uno della Cgil, ribadisce che il ca- lo della produzione industriale «è la nostra preoccupazione, anche nei giorni scorsi abbiamo lanciato l’allarme». La china che si intravede non piace alla leader sindacale. «Noi abbiamo un livello di processi annunciati di ridimensionamento dell’attività produttiva in set- tori strategici che ci fanno temere per la tenuta del nostro sistema industria- le», osserva Camusso, precisando: «Gli andamenti hanno come sempre degli elementi congiunturali, ma sono in realtà un segno di un progressivo ridimensionamento del nostro sistema industriale. Vediamo una totale disattenzione sui temi del lavoro, dell’industria, su quali scelte di investimento fa- re. E di come creare lavoro non si parla mai non solo nell’agenda politica». Il pensiero va agli allarmi lanciati nei giorni scorsi dai dipendenti della raffineria Eni di Gela e alle Ast di Terni (gruppo Thyssenkrupp).

«Se rinunciamo ad investire nella chimica, nella siderurgia facciamo due danni giganteschi – ammonisce Camusso – uno che ci saranno licenziamenti, due: quel po’ di industria che rimane dovrà alimentarsi dall’esterno e quindi diventeremo importatori delle materie prime che oggi produciamo per la manifattura in Europa».

Sulla stessa linea Antonio Foccillo, segretario confederale Uil, che parla della conferma «che l’intero sistema produttivo italiano è ancora in crisi e non si intravede la fine della difficile fase economica». «Di fronte a questi da- ti – si legge nella nota di Foccillo – il governo deve intervenire immediata- mente con un vero piano di rilancio del- lo sviluppo e dell’occupazione, per dare un po’ di ossigeno alle imprese, sostenendole con la possibilità di un accesso al credito più facile e con investi- menti di risorse per finanziare infrastrutture, ricerca e innovazione e garantire occupazione».

È il calo dei consumi interni a preoccupare più Federconsumatori, che rilancia anche i dati del biennio 2012-13 (-8,1% pari ad oltre 58 miliardi di euro), e sprona il governo, sottolinenando lo scarso effetto degli 80 euro in busta paga, che potrebbero portare a un lievissimo aumento dello 0,4%.

I dati Istat, infine, fotografano la di- scesa degli alimentari, che segnano nel mese di maggio un -1,7%: «Cifre che – dichiara in una nota il presidente nazio- nale Confeuro, Rocco Tiso – gettano una pesante ombra sull’intero mondo agricolo. L’uscita dalla crisi sembra essere oggi più lontana e il primario, che negli ultimi tempi aveva fatto registra- re qualche dato positivo, ricade nel burrone».

L’Unità 22.07.14

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