ambiente, politica italiana

"C’è dietro la mano dell’uomo", di Mario Tozzi

Colpa di una balla di paglia?
Se fosse stata sul serio colpa solo di una balla di paglia, che ha fatto da tappo al torrente Lierza, la cosiddetta bomba d’acqua che si è abbattuta sulla festa degli Omeni al Mulino di Croda sarebbe stata comunque interamente causata dagli uomini. Uomini che, certamente in buona fede, ignorano le leggi della dinamica fluviale e che non volevano davvero provocare vittime e danni. Ma, purtroppo e ancora una volta, le cose potrebbero essere andate in modo diverso e quella balla di paglia, ammesso che abbia contribuito, al massimo è stata una delle concause minori in un territorio che dire strapazzato dalle costruzioni, dagli sbancamenti e dagli stravolgimenti è dire poco.
E certo c’entra molto poco con la scarsa memoria degli abitanti del luogo, già dimentichi dell’alluvione del febbraio scorso (mica di un secolo fa) che aveva messo in pericolo uomini e cose. E ancora meno c’entra con la scarsa propensione che abbiamo, soprattutto nel nostro Paese, a comprendere il cambiamento climatico che è drammaticamente in atto e che ha mutato in profondità la dinamica delle alluvioni.
Un tempo, nella Pianura Padana, si aspettava con apprensione, ma anche con una certa consuetudine, la piena del Po e si sapeva giorni prima che a Pontelagoscuro sarebbero arrivati magari anche 15.000 m3 al secondo (su una portata media di 2000). Eccezionalmente arrivava un’alluvione come quella del 1951 o del 1966, ma il fiume era considerato un organismo vivo, che si gonfia quando piove e evacua lentamente la piena. Oggi le grandi alluvioni del Polesine sembrano essere meno frequenti dopo le ultime crisi della fine degli Anni 90 e dell’inizio del 2000. Ma il pericolo si è solo trasferito ai corsi d’acqua minori, spesso ancora incassati in pareti rocciose alte e dunque pronti a trasformarsi in micidiali cannoni (effetto Vajont in piccola scala, hanno detto, non a caso, gli scampati). Che sparano in pochi secondi quantità di acqua che una volta potevamo considerare straordinarie e che, invece, oggi, sono diventate la norma. In pochi minuti la stessa acqua che cadeva magari in un mese o due. Ancora di più quest’estate, considerando che il mese di luglio è stato più piovoso del solito: addirittura +73% rispetto alle medie del periodo di riferimento nazionale 1971-2000, con oltre il 50% in più nell’Italia centro-settentrionale (dati Cnr-Isac).
Il surriscaldamento atmosferico globale incrementa il numero, la frequenza e la violenza dei fenomeni meteorologici estremi. E i corsi d’acqua non riescono ad evacuare in tempo quelle quantità. Ma il problema, al solito, è attorno: l’azione dell’uomo sui territori per insediarsi e renderli più produttivi è oggi più devastante di ieri, mentre cemento e asfalto rendono tutto più impermeabile. Nel caso in questione, ci si potrebbe domandare come sia stato possibile che una balla di paglia abbia fatto esondare anche gli altri corsi d’acqua nelle vicinanze. E come è possibile che, la stessa balla di paglia, abbia innescato una decina di fenomeni franosi e vari smottamenti. E domandarsi infine se, per caso, non c’entrino qualcosa, per esempio, gli sbancamenti effettuati in zona per incrementare i vigneti per la produzione del Prosecco. Movimenti di terra di qualsiasi natura e per qualsiasi scopo in aree pericolose dovrebbero essere sempre vietati, se non effettuati sotto rigido controllo e monitoraggio (e solo se indispensabili). Perché contro queste nuove alluvioni istantanee (flash flood) non c’è barriera che tenga e, soprattutto, non c’è tempo per fuggire. E se si vuole convivere ancora con i fiumi, anche i più piccoli, sarà bene lasciarli più in pace possibile e restituire loro il territorio che si è sottratto. Altrimenti converrà sempre dare la colpa a una balla di paglia e ai soliti rami e detriti che, seppure presenti e seppure da sgomberare, con questo tipo di precipitazioni, sono davvero la causa minore dei disastri.

da La Stampa

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