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"Se volete essere creativi imparate ad annoiarvi", di Elena Meli – Corriere Salute 05.10.14

Leonardo Da Vinci è l’esempio più famoso di creativo a tutto tondo: ha realizzato capolavori di ingegno e maestria in innumerevoli campi. Musicisti, pittori, scrittori fanno della creatività un lavoro e sono creativi per contratto pure i pubblicitari. Ma creativa è anche la massaia che deve reinventarsi una ricetta perché le manca un ingrediente, o l’elettricista che trova una soluzione diversa dal consueto per far funzionare un impianto. Il pensiero creativo, insomma, sembra poter essere ovunque. Ma che cos’è davvero la creatività? La possediamo realmente tutti, o è un dono di pochi talentuosi? È legata a doppio filo con l’intelligenza? Ma soprattutto, è vero che è in crisi, come sostiene uno studio apparso di recente sul Creativity Research Journal ?
Stando, infatti, ai risultati della ricerca, condotta su 300 mila persone sottoposte a uno dei test più usati per misurare la creatività, dal 1990 in poi c’è stato un chiaro declino dei punteggi, mentre gli analoghi test sull’intelligenza indicano una continua crescita del quoziente intellettivo: un ambiente molto ricco di stimoli come quello attuale pare averci reso più intelligenti, “addormentando” però l’inventiva, specie nei bambini, che invece, di solito, sono i migliori nei test di creatività. Secondo i ricercatori, ciò accade perché interagiamo in modi sempre più impersonali grazie alla tecnologia, perdendo “segnali” comunicativi che arrivano dal contatto diretto e aiutano a sviluppare una personalità estrosa. Ma la nostra creatività diminuisce pure perché oggi tutti, bambini compresi, abbiamo poco tempo per pensare in libertà: nel caso dei bimbi, ad esempio, programmi scolastici molto ampi, attività collaterali di ogni genere e giochi elettronici hanno fagocitato il tempo libero, che invece andrebbe dedicato anche ad annoiarsi un po’. Perché proprio la noia è benzina per le nuove idee.
Una ricerca pubblicata su Frontiers in Psychology , ad esempio, ha dimostrato che favorire le attività poco strutturate, dal gioco all’aperto alla lettura, dalle visite allo zoo alle passeggiate nel parco, aiuta gli alunni delle scuole elementari ad avere performance creative migliori: il gioco di ruolo, un classico delle attività infantili, è uno dei modi migliori per stimolare il “genio”. E uno studio americano su 56 adulti conferma: bastano quattro giorni di full immersion nella natura, senza diavolerie elettroniche, per dare una tregua alla mente che, non più costretta a dare fondo alle sue capacità di attenzione, ritrova slancio e creatività.
Ma se lo stile di vita attuale sembra soffocare l’inventiva, d’altro canto c’è sempre maggior consapevolezza che fantasia e creatività siano talenti da incentivare. Spiega Barbara Colombo, coordinatrice dell’unità di ricerca di Psicologia della Creatività all’Università Cattolica di Milano: «Studi su persone che hanno perso l’impiego hanno dimostrato che il pensiero creativo si associa a una maggior probabilità di reinserirsi nel mondo del lavoro o di migliorare la propria posizione: chi è molto esperto nel suo campo, ma è “rigido”, non lascia mai la strada vecchia per la nuova e spesso non trova alternative; chi è esperto ma ha un pensiero flessibile, capace di spaziare con creatività, riesce a riciclarsi meglio. Ed è più apprezzato dai datori di lavoro». Tutto sta nella capacità di avere un pensiero divergente , caratteristica alla base della creatività secondo molti studiosi: chi vede oltre gli steccati, facendosi distrarre da stimoli collaterali insoliti, è più ingegnoso e innovativo di chi utilizza solo il pensiero convergente, ovvero focalizzato su un obiettivo, logico e razionale.
Secondo molte ricerche, poi, chi è creativo è anche più intelligente (mentre l’inverso non è scontato). Ma è possibile definire la creatività? «È composta da diversi fattori: fluidità (quante idee siamo capaci di partorire); flessibilità (capacità di trarre spunto da elementi diversi e passare dall’uno all’altro); originalità , (effettiva innovazione del pensiero); elaborazione (il grado di dettaglio con cui si specificano le idee) — spiega l’esperta —. Secondo un altro tipo di approccio, la creatività è soprattutto la capacità di associare elementi molto distanti fra loro per trarne una novità».

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