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"Its, 120 nuovi corsi per le superscuole che danno più lavoro", di Alberto Magnani – Il Sole 24 Ore 29.12.14

Se ti specializzi, lavori di più. Il principio diventa regola negli Its, gli Istituti tecnici superiori che rappresentano dal 2010 l’unica alternativa all’università nella formazione terziaria. Per il solo biennio 2014-2016, le 75 fondazioni Its attive in Italia hanno registrato 120 nuovi corsi e più di 2.400 iscritti al primo anno. Un’infornata che rinforza i 232 moduli presentati nel 2013 e le sei aeree dell’offerta formativa: efficienza energetica, mobilità sostenibile, nuove tecnologie per la vita, nuove tecnologie per il made in Italy, tecnologie innovative per i beni e le attività di turismo, tecnologie dell’informazione e della comunicazione.
Ma come funzionano i programmi? Radicati sulla vocazione economica delle regioni, gli Its offrono corsi biennali con impatto diretto sul lavoro. Le 1.800-2mila ore di corso sono occupate per almeno il 30% da uno stage, corsia preferenziale per un tasso di occupazione record: il 65% degli allievi ha trovato lavoro, con picchi del 90% in Veneto e del 100% nel caso dell’Its di Genova.
Secondo i diplomati nei primi bienni, gli Its garantiscono quella contaminazione tra formazione e lavoro che resta evanescente negli anni di scuola o università. Solo tra i corsi al via quest’anno emergono opzioni come l’Its del turismo e dell’ospitalità dell’eccellenza italiana, sistemi e soluzioni di informatica medica o diplomi di tecnico superiore per prodotto, marketing e internazionalizzazione del settore legno arredo. E la crescita di numeri si rispecchia nelle testimonianze degli allievi, dal Veneto al Lazio. Luca Signorini, classe 1984, si è diplomato all’Its di Verona nel 2012 dopo una laurea in marketing e comunicazione. Oggi è assunto a tempo indeterminato a Nagel Group, azienda di logistica e trasporti. «Perché mi sono iscritto? Semplice: cercavo un corso in logistica, in modo da poter essere un po’ più specializzato – spiega Signorini -. L’aspetto migliore dei corsi è che ti danno l’opportunità di farti conoscere dalle aziende. Nel mio caso ho fatto il primo stage, poi sono stato confermato e oggi ho un contatto a tempo indeterminato». Potendo scegliere, Signorini consiglia l’integrazione di laurea e Its: «Sarebbe la combinazione ideale. L’Its è molto tecnico, mentre gli studi triennali ti possono dare un’infarinatura, che è comunque nel lavoro che si andrà a fare». Viceversa, gli istituti possono essere un’alternativa tout court all’immatricolazione all’università. Giorgia Carchella, 22 anni, si è diplomata in tecnologie per la vita all’Its di Pomezia (Roma). Oggi sta dando vita a una start up di integratori alimentari con altre tre ragazze. E non tornerebbe indietro: «Parlando con gli amici che frequentano l’università, ho visto che nei “nostri” corsi tocchi con più mano il mondo del lavoro». Anche nel suo caso, però, a far la differenza è stato il tirocinio: «È stato parte integrante del progetto. Sono 600 ore, e non ho difficoltà a trovare una collocazione che mi interessasse. Il resto dei miei compagni? Dalla mia classe sono emerse tre start up».
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