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“Quota 96, mille vanno in pensione ma per altri tremila è doccia fredda”, di Redazione scuola – Corriere.it 12.02.15

Chi sono

Con il termine «Quota 96» si indicano appunto 4.000 docenti che avevano maturato tutti i requisiti per andare in pensione prima che la riforma Fornero entrasse in vigore (1° gennaio 2012) . Requisiti che, stando alla legge 247/2007, si ottenevano sommando l’età anagrafica e l’anzianità contributiva: 60 anni di età e 36 di servizio o con 61 di età e 35 di servizio . I «Quota 96» rimasero intrappolati dalla legge del governo Monti perché quest’ultima indicava come limite tra i vecchi e i nuovi criteri pensionistici il 31 dicembre 2011 (fine dell’anno solare) e non il 31 agosto 2012 (fine dell’anno scolastico). Così quei docenti che avrebbero maturato i requisiti a fine anno, e che avevano già presentato domanda, sono rimasti bloccati in servizio.

Le priorità del governo

Ora, ha sottolineato Madia, «la politica del governo è prima di tutto incentrata sull’obiettivo di concentrare le risorse per favorire il lavoro di chi un lavoro non ce l’ha, in particolare dei giovani e di chi rischia di essere escluso dal mercato del lavoro». Per il ministro «importanti sono, ad esempio, gli sgravi contributivi per le nuove assunzioni approvati con la legge di Stabilità e che già stanno dando risultati incoraggianti. In questo quadro di priorità ci impegniamo – aggiunge – con un imminente provvedimento legislativo del governo a fare uscire dalla precarietà tanti insegnanti con contratti a termine», un riferimento alla prossima stabilizzazione di circa 150 mila docenti precari per la quale è già stato stanziato un miliardo nella legge di Stabilità. Dura la reazione di Sel. «Il governo Renzi non ha alcuna intenzione di risolvere la questione Quota 96 – ha detto il vicepresidente dei deputati di Sel Annalisa Pannarale – . Dopo la sorda e vacua risposta della ministra Madia al question time di oggi, questa è una rabbiosa certezza. Dopo una serie infinita di atti parlamentari, interrogazioni, risoluzioni, emendamenti, ordini del giorno, il governo ci dice che i diritti maturati da tempo da questi lavoratori e lavoratrici, e violati per un errore clamoroso del legislatore nella riforma Fornero, non sono una priorità».

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