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Femminicidi, educare al rispetto dell’altro

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In Commissione Cultura e Istruzione della Camera, proprio ieri, ha preso avvio l’esame delle molte proposte di legge sull’educazione di genere nelle scuole. Si tratta di un argomento che, sappiamo, crea divisioni e allarma una parte delle famiglie: lo abbiamo già visto con la legge 107 del 2015 che pure, al comma 16 dell’art. 1, si limitava a suggerire che “Il piano triennale dell’offerta formativa assicura l’attuazione dei principi di pari opportunità, promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni”. Si tratta, però, nello stesso tempo, di un intervento legislativo che non può più essere posposto. Gli orrori delle violenze sulle donne raccontati dalla cronaca continuano a moltiplicarsi. Ieri la ragazzina di Salerno aggredita dal branco. Oggi la donna di Modena uccisa dall’ex convivente, il cui cadavere è stato nascosto nel frigorifero della cantina. Per contrastare queste violenze che sono insopportabili (e dovrebbero esserlo per tutti) occorre un cambiamento culturale di fondo nei rapporti tra donne e uomini, che, lo sappiamo, appartengono a due generi diversi. Le donne e il loro corpo non possono continuare a essere vissuti come un mero oggetto di possesso, da violare o da gettare ad ogni tentativo di ribellione. Il rispetto per l’altro deve essere coltivato, fin da piccoli, nelle famiglie, ma anche nelle scuole e in tutti i luoghi di incontro della società. Mi auguro che le polemiche, questa volta, stiano fuori dalla porta e che il dibattito sulle proposte di legge si soffermi su come concretamente si debba intervenire in ambito scolastico per diffondere e praticare il rispetto della libertà degli altri (e non limitarsi ad esercitare la “tolleranza”), contro pregiudizi e stereotipi

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