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Legge 107, chi ha paura della parità tra i sessi?

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Sono sotto i nostri occhi le conseguenze degli stereotipi di genere e della violenza contro le donne, come quella agita contro il “diverso” (ma diverso da chi? E in cosa, diverso?) per colore della pelle, religione o orientamento sessuale. Ci indigniamo (non tutti…), ma quando si ribadisce che per combattere le discriminazioni ed educare al rispetto dell’altro occorre cominciare, anche, dalla scuola, subito qualcuno comincia ad erigere muri. Sta succedendo di nuovo, come era già stato con l’avvio della riforma prevista dalla legge 107. Non appena si sente parlare di educazione di genere, per ragioni diverse (e sempre più spesso in malafede), c’è chi lamenta che si voglia esautorare le famiglie nell’educazione dei figli, mentre altri si producono nella narrazione di balle spaziali. Questa mattina, ad esempio, il quotidiano Libero supera anche la più fervida fantasia e annuncia che i ragazzi a scuola saranno obbligati a studiare omosessualità. Ma vi par possibile? Ma dai, siamo seri! Un falso così mal propinato che non vale nemmeno spendere parole per smascherato. Serve invece da spunto per un’altra riflessione. La scuola, da sempre, collabora con le famiglie all’educazione dei ragazzi, e perché questo processo dia i risultati attesi occorre che esso sia fondato su un solido patto, che sostanzia anche il Piano dell’offerta formativa che la legge 107 non ha voluto calato dall’alto. È del resto indubitabile che l’ostilità verso l’altro, il ” – per sesso, per razza, per religione – sta crescendo, come anche la violenza e la sopraffazione che ne conseguono. Stanno a dimostrarlo la tragica impennata, dall’inizio dell’anno, dei femminicidi e le violenze contro le donne; l’omicidio a sfondo razziale avvenuto a Fermo, i pestaggi e gli insulti agli omosessuali. E’ quindi, oggi più che mai necessario, che fin dalla scuola si insegni ai ragazzi il rispetto verso l’altro e si combattano gli stereotipi con le armi della comprensione critica della società. La legge 107 stabilisce che tra gli obiettivi dell’offerta formativa delle istituzioni scolastiche vi debba essere lo sviluppo delle competenze di cittadinanza attiva e democratica, l’educazione alle differenze, la consapevolezza dei diritti e dei doveri e il rispetto della legalità. Obiettivi, mi sembra, sacrosanti che non possono essere sminuiti agitando i fantasmi della teoria gender o di presunti insegnamenti coatti. Aggiungo – pur con il dovuto rispetto verso i colleghi di altre forze politiche e i rappresentanti dei media – che non può essere che, per qualche voto in più o qualche lettore in più, partiti o testate, che solo a parole dovrebbero essere di informazione, soffino sul fuoco alimentando la diffidenza, se non il vero e proprio odio verso l’altro.

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