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La Turchia e i diritti di chi rischia di non avere più voce

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Sempre difficile comprendere e giudicare cosa avviene veramente in un altro Paese. E’ la ragione per cui avevo deciso di non commentare subito lo sventato golpe in Turchia. Ma, ogni giorno che passa, con le purghe in essere, la situazione si fa sempre più preoccupante. E’ una escalation. Dopo le forze armate, i vertici militari, le forze dell’ordine considerati disobbedienti, arresti e censure proseguono, rivolte ai dipendenti pubblici che non possono più lasciare il Paese, agli insegnanti e ai decani delle università. Ad esse si aggiungono censure più striscianti, ma reali, nei confronti delle donne, il bavaglio ai giornalisti e agli attivisti dei diritti umani. La Turchia liberale, laica, quella che ha manifestato in piazza Taksim ha paura e, con loro, tutta l’Europa. E come sempre, nel cammino verso l’illiberalità, le donne sono le prime ad essere prese di mira, minacciate dai campioni del nazionalismo e dell’islamismo radicale di essere “ricacciate” al loro posto, nascoste sotto un velo, tenute a casa, messe a tacere. E’ per questo che faccio mia questa campagna. “Se la Turchia annienta i diritti”, facciamo sentire la nostra protesta, non abbandoniamo chi non ha voce

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