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L’angosciosa conta delle vittime, il gran lavoro dei soccorsi e l’amore italico della polemica

cartina sisma ingv

Questo nuovo terremoto ci riempie di angoscia, ma ci costringe anche, sulla base dell’esperienza vissuta sulla nostra pelle, a riflettere sui temi correlati, ad esempio come affrontare la fase emergenziale e poi quella della ricostruzione. Difficile però fare riflessioni ponderate, mentre l’amore italico per la polemica – in alcuni casi fondata, in altri no – si espande dalle tastiere. Provo ad andare con ordine. In molti hanno espresso fastidio per la visita del presidente del Consiglio Renzi sui luoghi del disastro e hanno invocano azioni concrete, invece che passerelle. Comprendo coloro i quali chiedono che non vengano intralciate le operazioni di salvataggio e che gli operatori della sicurezza non vengano distolti dal loro impegno per scortare il premier o la presidente della Camera, ma è altrettanto vero che le comunità colpite e i loro amministratori hanno la necessità – e lo dico per esperienza personale – di sentire che l’intera nazione si è stretta “fisicamente” intorno a loro. In questi momenti è fondamentale tenere “accesa la speranza” anche attraverso gesti simbolici. Ad essi, ovviamente, devono accompagnarsi anche gesti concreti per affrontare l’emergenza: a questo proposito una importante azione è già stata compiuta, e in “tempi non sospetti”, dato che il Fondo per le emergenze nazionali dispone oggi di 234 milioni di euro, previsti dalla legge di stabilità. Si tratta di una scelta politica precisa. Ricordo che nel 2012 – governo Monti – il fondo era stato azzerato e il Governo riuscì a racimolare solo 10 milioni per le far fronte alle prime necessità del “nostro” sisma. Mi ha poi fatto molto pensare la notizia del crollo della scuola antisismica di Amatrice. Mi ha ricordato quello che mi spiegò sinteticamente un tecnico, subito dopo le scosse di maggio 2012. Se una struttura è antisismica non significa che sia indistruttibile, come il termine indurrebbe a pensare. Significa, semmai, che dovrebbe reggere il tempo necessario per permettere a chi è dentro di poter scappare, prima del crollo (è una spiegazione efficace, che coincide con quanto potete legge su Wikipedia in tema di tecniche antisismiche). E’ una differenza non da poco che, ad Amatrice, non si è potuta testare visto che, per fortuna, le scuole sono ancora chiuse. Lo dico perché è facile, dalle nostre tastiere, lanciare invettive, che risultano, magari, poi infondate. Bisognerebbe conoscere bene le singole situazioni. Quell’edificio aveva subito opera di consolidamento oppure di messa a norma? Non lo sappiamo, ma sono due cose molto differenti. La prima scossa è durata due minuti e mezzo: 152 secondi, un’eternità di terrore, ma comunque utili per poter uscire in tempo se il tetto non ti crolla addosso subito. Solo parlarne, ci riempie di orrore. Ma sono tutte situazioni su cui andrà fatta chiarezza. Gli interventi erano stati portati a termine rispettando i vincoli previsti? Che tipo di intervento era stato deciso? I materiali usati erano adeguati? Avremo modo di cercare anche queste risposte. Purtroppo, la scossa micidiale dura due minuti, la ricostruzione completa richiederà molti anni…

(fonte immagine: ingv)

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