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Tutte insieme a spingere sul soffitto di cristallo

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Il soffitto di cristallo esiste e resiste e la parità di genere è ancora di là da venire, anche nelle società più aperte e culturalmente avanzate. La sconfitta di Hillary Clinton nella corsa alla presidenza degli Stati Uniti ha riacceso l’attenzione su un tema critico per l’avanzamento della società, qualunque società: il gap persistente tra uomini e donne, nel mondo del lavoro, nella vita pubblica e in quella familiare. Certo la situazione è progressivamente migliorata, ma non poi tanto quanto vorremmo credere. Lo testimonia uno studio americano messo a punto da The Boston consulting group: le donne giovani, che si affacciano alla vita lavorativa, sono entusiaste e convinte di potersi confrontare alla pari con gli uomini; le donne più anziane sono, invece, molto più diffidenti e soprattutto disilluse. Non è solo una questione di atteggiamento mentale e di fiducia in se stesse. E’ la dura realtà dei fatti. Uno studio del World Economic Forum, riportato nei giorni scorsi da L’Unità, conteggiava in 170 anni il tempo necessario affinché, a livello globale, si raggiunga la parità di retribuzione, a parità di mansioni, tra uomo e donna. Nell’Europa unita ne basterebbero 70, sempre che i Paesi meridionali, Italia compresa, e quelli orientali lavorino davvero sodo per colmare il gap che li divide dai Paesi dell’Europa del Nord. Perché non è solo una questione di normative e di servizi: è anche, e soprattutto, una questione culturale e di stereotipi di genere. Un dato su tutti: in Islanda il 90% dei neo-padri usufruisce dei congedi parentali, in Italia solo il 4%. A dimostrazione che stare qui a disquisire se Hillary era troppo algida o troppo legata all’establishment, se il modello di leadership femminile debba essere quello della “donna di picche” o quello della “donna di cuori”, è esercizio di pensiero quasi del tutto fine a se stesso. La realtà dei numeri ci indica che siamo molto, ma molto più indietro.

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