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Per l’Oxford Dictionary la parola dell’anno è post-truth: l’indifferenza alla verità

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Sarà anche un non-problema come qualcuno dei frequentatori della mia Pagina Fb ha decretato, ma il prevalere del proprio sentiment sulla realtà dei fatti è fenomeno così acclarato che il “mitico” Oxford Dictionary l’ha eletto come simbolo del 2016. L’aggettivo che i curatori del Dizionario (ma è solo un dizionario?) hanno scelto come parola dell’anno è “post-truth”, che non significa, come originariamente era, il dopo-verità, ma “indifferenza alla verità”. In parte, si sarebbero consolidati sulla “post-truth” che spopola sui social sia il voto pro-Brexit in Gran Bretagna che l’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca. Semplificando, gli analisti hanno registrato che si è votato, in maggioranza, d’istinto e sull’onda di problemi percepiti. Ma si è trattato, molto spesso, di un istinto e di una percezione “social-guidato” a propria insaputa. Non aderisco alla facile tesi del “gomblotto”, ma è indubbio che l’Oxford Dictionary, con la sua scelta, indirettamente testimonia che l’indifferenza ai dati di realtà guida, sempre più, le nostre scelte. E’ esperienza comune che parte degli utenti social non riesca a distinguere la verità dei fatti da una opinione, sostenuta magari da web-bufale e molti preferiscono credere a tutto ciò che aderisce alle proprie tesi, piuttosto che metterle in discussione. Ma questo è un atteggiamento umano e comprensibile. Meno limpido è se quello che ci viene propinato è creato ad arte da manipolatori di professione. Nei mesi scorsi è finito in manette un hacker sudamericano che sostiene di aver contributo a falsare il risultato delle elezioni in Messico, a forza di squadre di troll e finti acconti social che avrebbero manipolato “l’opinione pubblica con la creazione di false onde di entusiasmo e derisione sui social media”. Un millantatore come sostengono dallo staff del presidente Pena Nieto o l’avanguardia di quel lavoro di “hackeraggio” sempre più cruciale nelle grandi campagne elettorali? Neppure i giornalisti di Bloomberg sono riusciti a fornire una risposta certa. Diciamo però che la strada è sempre più in salita per chi, ingenuamente, pensa che, anche in politica, ci si possa attenere ai fatti, al merito delle questioni…

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