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Il giudizio di un’addetta ai lavori sulle graduatorie delle performance dei parlamentari

Camera
E se gli ultimi non fossero poi davvero gli ultimi e i primi non davvero i primi… In genere, le classifiche di produttività e presenza dei parlamentari mi hanno sempre fatto ben figurare, quindi, a rigore, non dovrei aggiungere nulla alle buone performance registrate, ma anche questo tipo di graduatoria, come tutte del resto, ha bisogno di un piccolo vademecum per comprenderne, fino in fondo, la portata. Oggi i giornali locali hanno pubblicato la classifica stilata da Openpolis e, l’estensore dell’articolo, mi posiziona – sono le parole usate nel titolo – “al top” insieme a Ferraresi del Movimento 5 stelle. Sono grata, ma, da addetta ai lavori, devo dire che vedo anche le “pecche” procedurali, ovvero tutti quegli elementi, comunque importanti per l’attività di chi fa politica, che, in questo caso, non vengono presi in considerazione. Penso ad esempio all’attività di Governo: nella graduatoria dei parlamentari emiliano-romagnoli il ministro Dario Franceschini e la viceministro Paola De Micheli veleggiano verso la parte bassa della classifica, ma non perché non siano “produttivi”, semplicemente i parametri misurati – interventi in Aula, interrogazioni e presentazioni di emendamenti, atti di sindacato ispettivo etc. – non sono quelli propri dei componenti dell’Esecutivo. Poi, ancora, non si rileva l’attività di chi ha anche incarichi politici. Prendiamo, ad esempio, la collega Giuditta Pini, che è vice-segretario regionale del Pd, o la collega vignolese, ma eletta all’estero, Laura Garavini, che è componente dell’ufficio di presidenza del Gruppo Pd alla Camera. Sono tutte attività, essenziali per il loro ruolo, ma “trasparenti” ai fini della graduatoria. O ancora la posizione di chi ha il ruolo di capogruppo in Commissione che porta a scalare le classifiche: in genere, è il capogruppo che firma gli emendamenti più importanti, la sua prima firma suggella il pensiero del gruppo in materia. La mole di emendamenti che portano il suo nome, quindi, sarà di gran lunga superiore, per forza di cose, di qualunque altro componente della stessa Commissione (è capitato anche a me quando ero capogruppo Pd in Commissione Cultura e Istruzione). E, poi, ancora, ci sono differenze legate alle materie di cui si occupano le singole Commissioni: la Commissione Giustizia ha il più alto numero di provvedimenti che arrivano in Aula, la Commissione Cultura, invece, ad esempio, ne vanta molti meno, ma non per scarsa produttività dei singoli componenti, proprio per “specificità” della materia trattata. E, infine, la fondamentale differenza tra chi appartiene a forze politiche che sono in minoranza e chi si trova in maggioranza: un parlamentare all’opposizione, proprio per il suo ruolo, deve a più riprese cercare di intervenire in Aula o presso i componenti del Governo per spronarne l’azione con interrogazioni e altri atti di sindacato ispettivo; un parlamentare della maggioranza, quando cerca di risolvere un problema, ha la possibilità di praticare anche la strada più diretta – che so l’incontro con il ministro o il vice-ministro – per tentare una soluzione politica, prima ancora che la via istituzionale. Insomma, le classifiche sono importanti, ampliano indubbiamente la possibilità che i cittadini hanno di conoscere l’operato dei parlamentari del proprio territorio o del proprio partito. Come tutti gli strumenti di misurazione, però, non sono infallibili o onnicomprensivi. Saperli leggere con accuratezza, penso, possa tornare utile per tutti, elettori compresi.

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