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Europarlamento, quel trasloco “di opportunità” dai 5stelle da Farage ai liberali di Alde

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Decidere l’appartenenza ad una famiglia politica europea è questione di non poco conto per la missione di un partito. La discussione nel Pd è durata anni e solo con Matteo Renzi segretario si è riusciti a chiudere, in una delle prime Direzioni nazionali della sua segreteria, sull’ingresso nella famiglia socialista europea che, per l’occasione, al Parlamento europeo, è diventata Gruppo dei Socialisti e Democratici.

Nel Movimento 5 stelle la questione del trasloco dagli euroscettici di Farage al gruppo dei liberali “ultraeuropeisti” dell’Alde è stata resa nota, proposta e sottoposta a votazione degli iscritti nel giro di 36 ore. Alla base dell’iniziativa, più che le motivazioni politiche – cioè, in altre parole, la coincidenza di valori e di una visione per il futuro –  ci stanno ragioni pratico-organizzative. Sul suo blog Grillo scrive: “Far parte di un gruppo politico significa avere diritto di parola durante le sessioni plenarie del Parlamento, essere rappresentati all’interno della Conferenza dei Presidenti, avere la possibilità di seguire l’iter legislativo come autori di regolamenti europei, ottenere fondi da spendere sul territorio, per le numerose attività d’informazione e formazione, rivolte ai cittadini italiani ed europei. Rifiutare di appartenere a un gruppo politico significa confluire nel raggruppamento dei Non Iscritti e perdere ognuna di queste opportunità.” 

In altre parole, come in Italia anche in Europa il M5S, potendo scegliere, starebbe da solo ma così perderebbe delle “opportunità”, quindi meglio provare a cercare nuove “opportunistiche” alleanze approfittando del fatto che a “metà di una legislatura (dopo due anni e mezzo dall’inizio della stessa) si aprono i negoziati tra gruppi politici”. E ben venga l’intesa con gli eurodeputati di ALDE (Alliance of Liberals and Democrats of Europe), un tempo non molto lontano criticatissimi ma – ora – “gli unici ad aprire il dialogo con noi”.

Alla base dell’accordo – che sancisce “totale e indiscutibile autonomia di voto”, una sorta di separati in casa –  nulla di realmente impegnativo se non il rispetto di alcuni diritti e principi etici propri di ogni forza democratica (“condivisione dei valori di democrazia diretta, trasparenza, libertà, onestà; partecipazione dei cittadini nella vita politica delle Istituzioni europee”) e l’impegno di uno schieramento compatto relativamente a 4 battaglie comuni: “semplificazione dell’apparato burocratico europeo, la risoluzione dell’emergenza immigrazione con un sistema di ricollocamento permanente, la promozione della green economy e lo sviluppo del settore digitale e tecnologico con maggiori possibilità occupazionali”.

Un po’ pochino o meglio un po’ troppo strumentale per chi si pone l’obiettivo di “fare il massimo per realizzare il programma del Movimento 5 Stelle in Europa”. Ovviamente non la pensano così gli iscritti certificati del M5S: dei 40.654 votanti, si son espressi a favore per il passaggio all’ALDE il 78,5% dei votanti. Non la consueta percentuale bulgara, ma comunque schiacciante rispetto alle altre due opzioni, cioè confluire nel raggruppamento dei Non Iscritti o rimanere nel gruppo politico EFDD. Ma per un passaggio armi e bagagli da un gruppo all’altro, le motivazioni più persuasive non sono state probabilmente quelle organizzative, bensì quelle – legittime – che fanno immaginare “le magnifiche sorti e progressive” del Movimento: “ALDE conta 68 eurodeputati e con la presenza del Movimento 5 Stelle diventerebbe la terza forza politica al Parlamento europeo. Questo significa acquisire un peso specifico di notevole importanza nelle scelte che si prendono. Significa in molti casi rappresentare l’ago della bilancia…” Traduco: avremo più potere, avremo posti chiave nelle commissioni e avremo più fondi da spendere sul territorio.

Ecco, il re è sempre più nudo. Parlare di superiorità morale non significa averla. Parlare di programma del M5S in Europa non significa averlo.

Fonte immagine: facebook.com/ALDEgroup
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