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La ripetitività dei casi di femminicidio desta meno allarme sociale e crea assuefazione

femminicidio

Accoltellate, strangolate, percosse, sparate e ustionate: l’orrore con cui gli uomini – mariti o ex – si accaniscono contro le loro donne si arricchisce sempre di nuove, e più terribili, sfaccettature di ferocia. Ma come per ogni forma di violenza, anche quella contro le donne sta, purtroppo, creando assuefazione, nonostante il fenomeno sia sempre in continua crescita. La conferma nella ricerca condotta da Swg dal titolo “PoliticAPP, speciale “Emergenza femminicidi”. I femminicidi, nel nostro Paese, negli ultimi dieci anni sono stati 1.250. Secondo l’Istat sono 3 milioni le donne vittime di stalking, mentre crescono esponenzialmente, ma non ci sono ancora statistiche in merito, gli episodi di cyberbullismo e revenge porn (le modalità con cui avviene l’altrettanto devastante gogna mediatica sul web e sui social). Solo nel 2015 il fenomeno era avvertito come un’emergenza sociale dall’82% della popolazione, oggi siamo scesi di dieci punti percentuali. I più freddi sembrano essere i più giovani, quelli che hanno tra i 18 e i 24 anni, soprattutto i maschi. Perché? Difficile dare una risposta univoca. Forse l’essere costantemente bombardati – su tv, web, social e games – da immagini violente fa calare la percezione della gravità del fenomeno e finisce con il sovrapporre fiction e realtà. O forse ancora, le generazioni di mezzo, a differenza dei giovani, sentono viva la fatica, ma anche l’esaltazione, delle lotte e delle conquiste femminili che sono riuscite a imporre una maggiore consapevolezza sia nelle donne che negli uomini. O forse ancora, la giovane età, quella dei primi innamoramenti e amori, fa vivere i Millenials ancora nel limbo dell’illusione a dispetto della realtà. Per fortuna, ancora molto alta (85%) è la consapevolezza che non c’è giustificazione (non c’è amore, non c’è gelosia, non c’è paura) che possa scusare un atto di violenza. Molto interessante, infine, il dato sulla valutazione che uomini e donne fanno sull’ambiente e le motivazioni per cui nasce il caso violento. Per la maggioranza degli uomini, il femmincidio è il frutto di un ambiente degradato, caratterizzato da scarse risorse economiche e altrettanto scarsa istruzione. Per la maggioranza delle donne, invece, ciò che fa scattare la molla della violenza è, invece, prevalentemente il fatto che gli uomini non riescono ad accettare la crescente emancipazione femminile. E, a supporto di quello che pensano le donne, ricordiamo i casi, anche recenti, di femminicidi commessi in ambienti agiati e da professionisti stimati e apprezzati. Sul cosa fare, le idee sono abbastanza chiare: si deve intervenire sia sul fronte della repressione, inasprendo le pene, sia sul fronte della formazione, insegnando fin da giovani il rispetto dell’altro. Il vero dato critico rimane quello di una progressiva assuefazione, quasi che la ripetitività del gesto non enfatizzi la gravità del fenomeno, ma riduca l’empatia verso la vittima. E’ una deriva molto pericolosa, quella stessa che ha portato la Russia a derubricare le botte in famiglia a mero illecito amministrativo. Non abbassiamo la guardia.

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