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I tornelli e il diritto di parola

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Non torno sulla questione dei tornelli posti all’ingresso della biblioteca della Facoltà di Lettere a Bologna. Mi interessa ragionare su un effetto collaterale di questa vicenda. Una ragazza, Emilia Garuti, racconta la propria esperienza in merito ed esprime le conseguenti opinioni sul suo profilo FB. Il suo commento comincia a circolare in rete (approda anche sulla carta stampata) e raccoglie plausi, ma a stretto giro su un altro profilo FB compare la sua foto, in stile “wanted” e quindi non tanto vagamente intimidatoria, accompagnata da una contestazione che critica le idee di Emilia per una questione di “appartenenza”, poiché non è una studentessa qualsiasi, ma una studentessa iscritta al Pd e con l’aggravante di far parte della Segreteria regionale con delega alla Legalità. Comincia quindi a ricevere anche velate minacce e critiche “personali”. Si tratta di un altro dei tanti esempi dell’aria che si respira in rete: toni spesso sopra le righe che si fanno più sprezzanti e contundenti per colpire un “nemico” politico e più, in generale, l’ergersi di una presunta superiorità etica che concede o toglie il diritto di parola. Ad esempio, sempre a proposito della vicenda da cui siamo partiti, ho letto un commento riferito alle parole di Elisa, che essendo pronunciate da un esponente del PD “quindi, non potevano essere pure”. Qui c’è un salto di valutazione: l’appartenenza ad un partito contamina la “purezza” del tuo pensiero. In che senso, poi? Che un aderente ad partito che ha responsabilità di governo perde la propria autonomia di pensiero o di giudizio? Che non ha più diritto di parola e di opinione perché “compromesso” con il “potere”, cioè con la responsabilità di prendere decisioni? Non voglio tirare per la giacca don Puglisi e il suo rammarico per le mani pulite ma tenute in tasca, vorrei piuttosto invitare tutti a fermarci a riflettere, perché lungo questo declivio rischiano di ruzzolare un bel po’ di principi democratici, oltre che del buon senso, validi per tutti coloro i quali si riconoscono in una comunità: dal diritto di parola alla responsabilità personale. Non voglio drammatizzare, ma oltre all’apprezzabile invito della Presidente della Camera Laura Boldrini a Mark Zuckeberg, fondatore di Facebook, ad intervenire contro il dilagare dell’odio sui social, dovremmo sollecitare tutti, a partire da noi stessi, ad abbandonare la pratica del “gridare più forte” e a riconoscere a ciascuno di noi il diritto di parola.

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