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In cammino, anche la formazione dei nuovi docenti


E’ stato pubblicato sul blog “In cammino” a sostegno della candidatura di Matteo Renzi a segretario nazionale del Pd, questo mio articolo sul sistema di formazione iniziale e di accesso alla professione dei docenti delle scuole medie e superiori.

Entra in dirittura d’arrivo il nuovo sistema di formazione iniziale e di accesso alla professione dei docenti delle scuole medie e superiori, già prevista dalla legge 107 “Buona scuola”. Dopo il voto favorevole delle Commissioni parlamentari, condizionato dall’accoglimento di alcune, significative, richieste di modifica, basterà attendere l’approvazione definitiva del decreto legislativo da parte del Governo, affinché si passi da un affastellarsi ventennale di norme e iniziative, anche contraddittorie, ad un nuovo sistema organico con procedure prestabilite, chiare e regolari nel tempo. Cosa si prevede? Innanzitutto, concorsi per laureati magistrali i cui vincitori, e solo loro, accederanno ad un contratto triennale retribuito di formazione (nuovo percorso FIT), tirocinio e progressivo inserimento nella funzione docente, con valutazioni in itinere e finali delle competenze e delle attitudini professionali degli aspiranti docenti. Un vero cambiamento di paradigma: prima la selezione – strettamente connessa al futuro fabbisogno di docenti – sulla preparazione disciplinare, poi il conseguimento del diploma di specializzazione all’insegnamento, successivamente la formazione sul campo, guidata da tutor ed esperti accademici e scolastici, per l’acquisizione delle competenze culturali, didattiche e metodologiche e quelle proprie della professione di docente (in particolare pedagogiche, relazionali, valutative, organizzative e tecnologiche), ed infine l’accesso diretto al ruolo (senza più anno di prova) per chi supererà positivamente tutti gli step valutativi. Un sistema nuovo, quindi, nel quale lo Stato – per la prima volta – si fa carico della formazione degli insegnanti assumendosene l’onere, anche economico (non dimentichiamo che oggi i costi di iscrizione ai corsi abilitanti oscillano tra i 2.500 e 3.000 euro) e nel quale gli aspiranti docenti, non più costretti a lunghi periodi di precariato, sono retribuiti durante la fase di formazione. Il nuovo percorso rappresenta uno sforzo culturale e politico impegnativo, che tiene finalmente unita la fase della selezione a quella della formazione, come suggerito da anni di analisi e proposte da parte degli esperti e delle istanze dagli ambiti scolastico ed accademico, che nel percorso di formazione triennale opereranno in base ad una collaborazione strutturata e paritetica.
Il nuovo sistema, introdotto nelle sue linee generali dalla legge “Buona Scuola”, entrerà in funzione progressivamente, ma a partire già dal prossimo anno sarà bandito e svolto il primo concorso per una quota dei posti che si renderanno vacanti e disponibili dal 2021-22, tenuto conto che la nuova formazione avrà durata triennale. Come ogni cambiamento profondo, anche questo richiederà una complessa e lunga fase transitoria che deve perseguire i seguenti obiettivi: dare risposte coordinate ed eque a chi ha precedentemente intrapreso la professione di insegnante, in particolare valorizzandone i titoli acquisiti e l’esperienza maturata, e assicurare continuità didattica, organici stabili e docenti preparati in cattedra all’avvio del prossimo anno scolastico.
Sono state previste, quindi, diverse misure. Innanzitutto, sono fatte salve le prerogative dei docenti inseriti nelle graduatorie ad esaurimento (GAE) e dei vincitori del concorso 2016, inseriti in apposito graduatorie di merito (GM 2016). Nelle aree del Paese dove costoro non siano in numero sufficiente (in particolare al Nord), accederanno ai posti disponibili coloro i quali hanno superato positivamente le due prove previste dall’ultimo concorso 2016 (i cosiddetti “idonei”), ma che non si sono collocati nella fascia dei vincitori. Poi, sebbene l’abilitazione all’insegnamento non sia più prevista dalla nuova normativa, chi già la possiede sarà inserito in una nuova graduatoria regionale di merito, sulla base dei titoli, del servizio e dell’esito di una prova didattico-metodologica: da tale elenco graduato si attingeranno i docenti ai quali assegnare, dall’a.s. 2019/20, un contratto annuale a tempo determinato sui posti vacanti e disponibili, che non siano stati già occupati dai docenti in GAE e GM 2016. Durante questo anno, la loro attività professionale e l’elaborato di un loro progetto di ricerca-azione saranno sottoposti a valutazione in itinere e finale da parte di una commissione mista (cioè composta da personale della scuola e accademico): se gli esiti saranno positivi, il docente accederà al ruolo sullo stesso posto, dando così senso materiale alla continuità didattica. A questi docenti, sarà riservata una quota di posti decrescente nel tempo, correlata a quella destinata ai nuovi aspiranti docenti che si formeranno ed accederanno alla professione con il percorso FIT. Infine, non sono state dimenticate le attese di chi, pur non abilitato, ha maturato almeno 3 anni di esperienza professionale come supplente: a loro sarà riservato un concorso, con cadenza biennale, che li introdurrà al nuovo percorso FIT, ma abbreviato di un anno.
Per la fase transitoria, che si rivolge ad una platea tanto vasta quanto differenziata nelle caratteristiche formative e professionali delle diverse categorie (docenti inseriti in graduatorie ad esaurimento, vincitori ed idonei inclusi in graduatorie di merito, abilitati di lungo o breve corso, supplenti non abilitati), è stata quindi indicata una precisa road map, sulla base di un principio chiaro: sarà immesso in ruolo solo chi avrà superato apposite procedure valutative e, ove necessario, avrà completato la sua formazione professionale. Le prove e i percorsi sono differenziati sulla base delle differenti esperienze e titoli degli interessati, che potranno contare su specifiche riserve di posti per le varie categorie. La legge 107 ha avviato il percorso di progressiva eliminazione del precariato strutturale: con le disposizioni della fase transitoria, si giungerà alla sua conclusione. In cammino, quindi, per lasciarci alle spalle il precariato, per dare certezza di percorso e competenze professionali ai giovani che voglio diventare insegnanti e per fare una Buona scuola a partire dai docenti.

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