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Biotestamento, seppur in ritardo, la politica onora la sua funzione


Torno su un argomento già affrontato. Perché stimo Luigi La Spina e condivido la sua riflessione, pubblicata oggi su La Stampa, sulla “prova” che il Parlamento è chiamato ad affrontare con l’approvazione della (seppur tardiva) legge sul testamento biologico. E proprio per questo mi colpisce ancora di più lo scivolone – uso non a caso questo termine – sulla presunta distrazione della politica su di un tema tanto sensibile, rappresentato dall’Aula vuota in occasione della discussione sulle linee generali del provvedimento. Ci torno sopra (ne avevo già parlato su Fb e sul mio blog a ridosso dell’avvio della polemica http://www.manuelaghizzoni.it/2017/03/15/dallaula-vuota-biotestamento-al-parere-sul-decreto-sulla-scuola/) per non lasciare un dibattito così importante a preconcetti frutto di una sommaria conoscenza delle regole di funzionamento della Camera.
Che cos’è la discussione sulle linee generali? Si tratta della restituzione all’Assemblea, in modo che resti agli atti (con tempi contingentati e suddivisi tra i Gruppi), degli esiti dell’esame del provvedimento avvenuto in Commissione. Per regolamento, non vi possono partecipare tutti i deputati che lo desiderano, come avviene invece per il proseguo dell’esame sugli articoli e i relativi emendamenti: pertanto, prendono parte alla discussione i deputati che più di tutti hanno seguito l’iter in Commissione. Ne consegue che, in genere, ad assistere in Aula fisicamente alle discussioni generali sono solo coloro i quali possono effettivamente prendere la parola. Nel caso specifico, comunque, sono intervenuti 18 deputati, appartenenti a 10 diversi Gruppi parlamentari. A memoria non ricordo una tale, nutrita partecipazione in questa fase del procedimento.
Il 28 di marzo, si è poi proceduto al dibattito sul complesso degli emendamenti e sono intervenuti 18 deputati, in rappresentanza di altrettanti Gruppi o componenti. Nel corso della prima sessione di voto sugli emendamenti (il 4 aprile) sono intervenuti ben 41 colleghi (oltre ai relatori di maggioranza e minoranza), molti dei quali più volte. Il giorno successivo, nella sessione mattutina, sono intervenuti in 36, alla ripresa pomeridiana sono stati 27. Molti di loro hanno preso la parola diverse volte. Ora, questi soli nudi numeri (e quindi tralasciando per un momento il merito degli interventi), dimostrano quanto sia immotivato e infondato il giudizio di La Spina, che giudica “scandalosa la distanza della nostra classe politica dagli interessi e dalla sensibilità dei loro concittadini”. Resta un interrogativo (retorico) sul motivo di un giudizio così sommario pur espresso da un commentatore solitamente accorto e scrupoloso, ma la possibile risposta mi porterebbe troppo lontano.
Stamattina è ripreso l’esame degli emendamenti. Siamo ora a quelli al comma 7 dell’articolo 1. Gli interventi si susseguono, anche se si abbreviano nella durata, perché i tempi sono contingentati (come da Regolamento). Insomma, nonostante l’opposizione netta e determinata di molti Gruppi, l’esame della proposta di legge va avanti. È vero: siamo in ritardo di anni rispetto al diritto all’autodeterminazione della persona in merito ai trattamenti sanitari e alle disposizioni anticipate di trattamento. Ma, come dimostra l’approvazione delle norme sulle unioni civili, questa legislatura, senza vincitori e percepita come claudicante già al suo avvio, è quella durante la quale si sanciranno diritti di libertà che attendevano da decenni una regolamentazione nazionale e generale. Confermando non solo la funzione della politica, ma anche il suo primato.
A questo link trovate il pdf dell’articolo di Luigi La Spina uscito su La Stampa di mercoledì 19 aprile
La Stampa – biotestamento

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