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Almalaurea 2017, come trattenere in Italia le nostre migliori energie giovani


Sono dati nuovi, che confermano fenomeni già conosciuti, comunque utili per assumere politiche universitarie: il rapporto Almalaurea 2017 sul profilo dei laureati italiani ci consegna una fotografia dei nostri giovani sui cui occorre riflettere e ulteriormente intervenire. Sapevamo già, purtroppo, che siamo al penultimo posto in Europa quanto a numero di laureati; che il background economico e sociale della famiglia di provenienza pesa sulla possibilità dello studente di intraprendere una soddisfacente carriera universitaria; che, nonostante gli stipendi siano mediamente bassi in Italia, è comunque più facile trovare lavoro e avere una retribuzione un po’ più adeguata se oltre al diploma si consegue una laurea, meglio se magistrale e non solo triennale. Come ha spiegato l’ex rettore di Bologna Dionigi, presentando i dati, la metà dei nostri giovani è pronta a far le valigie, dopo la laurea, per cercare lavoro all’estero, dove un impiego è più facile trovarlo, ma soprattutto è di gran lunga meglio retribuito. Questa propensione, tra l’altro, viene sempre più anticipata: negli ultimi anni sono state ben 70mila le matricole italiane che hanno deciso di cominciare direttamente all’estero il ciclo di studi universitari, un modo per imparare bene la lingua e integrarsi in anticipo nel Paese scelto. Non è detto che questi giovani tornino in Italia dopo lo studio, anzi è probabile proprio il contrario. Per invertire questo orientamento, occorre fare investimenti nel settore, come si è iniziato a fare nell’ultima legge di stabilità, in particolare con lo “student act”, che ha previsto nuove risorse e introdotto novità importanti – come la no tax area per le fasce sociali più deboli – per sostenere il diritto allo studio. È chiaro, tanto deve essere ancora fatto – a cominciare da quella manutenzione dei servizi di orientamento annunciata dal ministro Fedeli – ma proseguendo sulla strada intrapresa. Si tratta di una questione dirimente per il futuro della nostra comunità: avere giovani preparati e messi nelle condizioni di spendere le loro migliori energie nel proprio Paese è la premessa indispensabile per ogni possibile rilancio della nostra ripresa economico-sociale e, quindi, della nostra qualità di vita.

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