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A 25 anni dalla strage di Capaci e da quella di via D’Amelio

Se pensiamo di vivere adesso momenti difficili è perché, troppo spesso, rimuoviamo, come Paese, le burrasche che già abbiamo attraversato. Il tempo (per fortuna) tende a sbiadire i ricordi e gli affanni, ma l’intervista a Marianna, la figlia dell’ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, ci riporta con drammatica intensità a quel 23 maggio del 1992 quando, sull’autostrada A29, all’altezza dello svincolo per Capaci, Cosa Nostra mise fine alla vita e all’opera di uno dei magistrati simbolo della lotta alla mafia Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo, e di tre agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Sono passati 25 anni, ma nel racconto di Marianna Scalfaro tutto è ancora nitido. Il disorientamento del Paese che già stava vedendo crollare il sistema politico fino ad allora conosciuto sotto i colpi dell’indagine di Mani Pulite; la sfida aperta di Cosa nostra allo Stato che sembrava, in quel frangente, impotente e prossimo alla sconfitta; le potenze straniere che mettevano in agenda la possibilità di un non meglio precisato golpe in Italia; le interminabili sedute a vuoto del Parlamento alla vana ricerca di un accordo sul nome del futuro presidente della Repubblica; il colpo di reni della politica che, nel giro di due giorni dopo la strage, si ritrovò nel nome di un politico e magistrato di alta dirittura morale (il Pertini cattolico lo definirà Sartori) a cui affidare la reazione necessaria in un frangente di gravissima tensione sociale; e, poi, dopo neanche due mesi, la strage di via D’Amelio con la morte di un altro simbolo del Pool antimafia Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta. Furono mesi difficilissimi, ma altri uomini seppero dimostrare coraggio e determinazione al servizio dello Stato – i primi nomi che vengono alla mente sono ancora quelli di magistrati come Gian Carlo Caselli, Ilda Bocassini e Antonino Caponnetto – e sapemmo rialzarci. Come ci ricorderà anni dopo un altro magistrato del Pool antimafia Giuseppe Ayala: “Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola”.

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