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Un test amministrativo che ci interpella

Il voto amministrativo parziale di ieri, 11 giugno, è un test locale dal quale trarre alcune indicazioni, tanto per il livello nazionale quanto per quello territoriale. Nel modenese tre Comuni sono andati al voto. A Castelnuovo Rangone si è imposto il nostro Massimo Paradisi, candidato uscito da una stagione spesa a ricucire e fare sintesi nel campo del centrosinistra: un candidato che ha convinto e vinto. A lui gli auguri di buon lavoro. Un forte “in bocca al lupo!” a Paola Covili, la candidata sindaco di Vignola che, fra quindici giorni, se la dovrà vedere al ballottaggio con il candidato del centrodestra Pelloni, avanti di qualche punto percentuale. Se, insieme alla sua squadra, riuscirà a far tornare alle urne tutti i cittadini che si riconoscono nei valori del centrosinistra, il risultato non potrà che premiare il suo impegno e la sua competenza. A Novi non è andata secondo le attese, nonostante l’impegno, la passione, la determinazione che Giulia Olivetti ha profuso in questa difficile campagna elettorale. Non è riuscita nell’impresa di guidare l’Amministrazione – che è andata ad una coalizione civica – e ora l’attende il compito di guidare l’opposizione, che dovrà fare tesoro del risultato elettorale. In questi tre Comuni del modenese si intravvedono, in controluce, molti elementi che hanno, di fatto, caratterizzato questa tornata elettorale. Innanzitutto il fatto che la crisi di Forza Italia e il ridimensionamento della figura politica di Berlusconi non significano necessariamente crisi del centrodestra. Anzi! Infatti, quando il centrodestra si presenta unito a sostegno di un candidato di valore, torna ad essere competitivo ed estremamente pericoloso nell’agone elettorale. Aspetto, peraltro, che già abbiamo avuto modo di sottolineare poco tempo fa e che si rifà a uno storico consenso che il centrodestra ha sempre raccolto in Italia. Secondo dato: dopo gli exploit di Roma e Torino – e forse complici le non esaltanti prove amministrative – il M5stelle non arriva al ballottaggio in nessuno capoluogo. Non è affatto sintomo che il tripolarismo nazionale sia finito, ma è altrettanto vero che i 5 stelle non riescono a essere attrattivi nelle competizioni elettorali in cui pesano la credibilità del candidato e la coesione delle forze a suo sostegno (si pensi al caso Genova ma non solo), in altre parole, le sfide che si giocano sulla autorevolezza della classe dirigente. Quanto al centrosinistra, mi pare, che due elementi si siano evidenziati: da una parte che, come ad esempio è successo a Castelnuovo, più il campo è largo e condiviso, più crescono le possibilità di vincere, dall’altra la necessità di prestare grande attenzione al civismo e alla crescente fiducia che i cittadini sembrano riporre in esperienze politiche vissute al di fuori dei partiti tradizionali (salvo, poi, come accaduto a Vignola nella scorsa consigliatura, pentirsene nel giro di poco tempo). Questo è sicuramente un tema su cui riflettere.

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