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Beni culturali, gli studiosi possano riprodurli liberamente


L’uso semplice, diffuso e non dannoso di smartphone impone che venga sbloccato in via definitivo l’impasse con cui si scontrano gli studiosi di tutto il mondo quando si trovano a fare ricerche nelle biblioteche o negli archivi italiani. Al momento, infatti, per fare anche una semplice fotografia digitale da un libro o da un documento di archivio occorre una specifica autorizzazione e può venire chiesto il pagamento di un canone. Su questo tema, particolarmente sentito tra i ricercatori, il movimento Foto libere per i beni culturali aveva già raccolto 3mila firme in calce a un appello al Governo italiano. Io mi ero fatta interprete di quella esigenza, tra l’altro avvallata anche dal Consiglio superiore dei Beni culturali e paesaggistici, presentando, nello scorso gennaio, una interrogazione al ministro Franceschini in cui chiedevo che, nell’attesa di una norma, si potesse almeno intervenire in via amministrativa. Ora quella norma è stata inserita nel disegno di legge per il mercato e la concorrenza, di cui sono stata relatrice in Commissione Cultura alla Camera. Il provvedimento esplicitamente inserisce tra le ipotesi nelle quali non è dovuto alcun canone per le riproduzioni quelle di beni bibliografici e archivistici eseguite da privati per uso personale o per motivi di studio, fatta eccezione per i beni sottoposti a restrizioni di consultabilità, in ragione del loro contenuto sensibile. Inoltre, con riferimento alla libera divulgazione, con qualsiasi mezzo, delle immagini di beni culturali legittimamente acquisite, si elimina il divieto di utilizzo di tali immagini a scopo di lucro indiretto, al fine di consentirne la libera pubblicazione, ad esempio, all’interno di una pubblicazione scientifica. Il Movimento Foto libere per i beni culturali, proprio in questi giorni, ha lanciato un nuovo appello per un’approvazione rapida e senza modifiche del Dl concorrenza. Credo si debbano dare risposte celeri alle loro giuste esigenze di studio e ricerca.

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