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L’apologia del fascismo è reato: che lo dica Scelba o Fiano, questo è un principio costituzionale


Solleviamo il velo dell’ipocrisia: il fascismo non è una opinione, è un’ideologia che punta a scardinare il sistema democratico e quindi la sua apologia è reato. Dal 1952, la legge Scelba – che ha dato attuazione alla XII disposizione transitoria della Costituzione – ha disciplinato il divieto di riorganizzare il disciolto partito fascista e il reato di apologia del fascismo. Contro la legge Scelba – in linea di principio – nessuna forza politica obietta. Negli ultimi anni, però, assistiamo a due fenomeni, facce della stessa medaglia, cioè l’inefficacia della legge Scelba: un rigurgito neofascista, pubblicamente propagandato e, di converso, sempre più rare condanne di apologia del fascismo. E’ per questi motivi che il collega Fiano ho presentato nell’ottobre del 2015 una proposta di legge, che anche io ho convintamente sottoscritto, per introdurre nel Codice Penale il reato di propaganda del regime fascista e nazifascista punibile con la reclusione da 6 mesi a 2 anni, con l’aggravante dell’uso distorto del web. Questa proposta è stata oggi votata alla Camera. Molte le accuse sollevate dai banchi della destra: di voler dettare quali movimenti del corpo siano più o meno legittimi (il saluto romano non è un semplice sollevamento del braccio destro… dai, non scherziamo!), di non occuparci dei problemi reali del Paese e di promuovere norme inutili (ma se davvero così fosse, perché innestare un vibrante ed estenuante dibattito che in un’ora ha permesso di svolgere un solo voto?), di colpire un’area di pensiero (se ci si riferisce al pensiero che promosse la Marcia su Roma e impose un Ventennio di dittatura, esso ha già ricevuto l’inappellabile giudizio dalla Storia ma quel ventre è ancora fecondo, come possono ad esempio testimoniare i corpi martoriati dei 69 ragazzi trucidati nell’isola di Utoya nel 2012 da un fanatico simpatizzante filonazista che affermò di avere compiuto gli atti per mandare un “messaggio forte al popolo, per fermare i danni del partito laburista” e per fermare “una decostruzione della cultura norvegese per via dell’immigrazione in massa dei musulmani”). Ma perché tanta opposizione alla proposta Fiano e non alla Scelba? Questo è il punto del ragionamento (ideologico) animato da Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia in Aula: si preferisce una legge inefficace che non persegue realmente il reato di apologia del fascismo e quindi ci si oppone a qualsiasi iniziativa che possa invece ottenere un risultato più coerente con il dettato Costituzionale.
Sulla proposta Fiano, il M5S ha cambiato atteggiamento: se durante l’esame in commissione ci ha bollati come liberticidi – dimenticando che liberticida è stata la dittatura fascista e liberticida è chi cerca attenuanti alla Storia rinverdendo la teoria del cosiddetto “fascismo sociale” – nell’esame in Aula ha proposto, in sintesi, una norma identica a quella di Fiano, con due modifiche: essa interviene non sul Codice Penale bensì sulla legge Scelba, e si specifica che la norma “non si applica quando le immagini, i contenuti o i beni abbiano, unicamente, carattere storico-culturale, artistico o architettonico”. Questa precisazione è pleonastica, poiché il nuovo reato persegue la condotta di “propaganda”: in assenza di essa – si pensi, ad esempio, alla vendita di un oggetto di mero valore storico-artistico o antiquariato – non vi è reato. Per il mancato accoglimento del loro emendamento, anche se nei fatti uguale al testo della legge, i 5 stelle hanno votato contro. Noi non abbiamo votato l’emendamento M5S soprattutto perché si ritiene più utile modificare il Codice Penale, dato che molte sono state le sentenze favorevoli alle condotte di apologia in quanto i giudici non potevano strettamente ricondurle al principio della XII disposizione transitoria della Costituzione su cui si basa la Legge Scelba, cioè il divieto di riorganizzazione del Partito Fascista. Come si vede, non stiamo parlando di realtà del passato, ma di fatti vivi e attuali su cui il Parlamento non può non legiferare.

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