attualità, partito democratico, politica italiana

«"Amo la Costituzione perchè è scritta in modo semplice". Giovanni Maria Flick apre la scuola di politica "L'Isola che c'é"», di Ivana Giannone

Giovanni Maria Flick apre la scuola di politica “L’Isola che c’é” a San Servolo: “L’hanno scritta così perchè avevano cose forti da dire”.

“Sono innamorato della Costituzione. Lo sono perché parla in modo semplice, perché i nostri padri la scrissero in modo semplice, così che potessero capirla anche i politici e i professori universitari. Diffidate di chi parla difficile: o non ha nulla da dire o non vuole farsi capire”. È questo il biglietto da visita di Giovanni Maria Flick, giurista ed ex presidente della Corte Costituzionale, nonché relatore d’apertura del workshop di “In buone mani”.

Davanti ad una platea di ragazzi e giovani amministratori locali, lo studioso apre i lavori del workshop con una profonda riflessione sul federalismo e l’unità d’Italia. Nella sue parole tanta passione e la precisa volontà di far comprendere a chiunque in sala concetti che normalmente sono appannaggio dei soli “addetti ai lavori”. Oggi quella Carta così semplice pone un problema fondamentale: quale modello di federalismo? “La riflessione è d’obbligo, tanto più nel centocinquantesimo anniversario dell’unità l’Italia. In questa ricorrenza la necessità è passare dall’unità d’Italia all’unione d’Italia”.

Ma è possibile con l’attuale legge sul federalismo fiscale (L. 42/2009)e dopo i pesanti tagli della manovra? “Nella relazione sui costi del federalismo, il governo ci ha fornito delle linee guida anche valide – dice il giurista – il punto è che non si è ancora capito quanto costerà attuare il federalismo”. Tutto dipenderà da quanto coraggio si avrà nell’attenersi alla volontà della Costituzione che prevede un ampio grado di responsabilità ed autonomia in mano alle regioni. Finora queste disposizioni sono rimaste “una bella predica”. Colpa di un centralismo statale che si è consolidato negli anni e che alle regioni ha sempre concesso poteri di amministrazione ampi non supportati dal potere sulle imposte. “Il governo di centrodestra adesso critica questo atteggiamento, ma di fatto ha abolito l’Ici, l’unica imposta concessa ai comuni”.

“Dare alle regioni il potere di imporre le tasse è un attestato di responsabilità, spinge gli amministratori ad evitare gli sprechi. Lo Stato centrale da parte sua non deve soffocare l’autonomia, ma intervenire per coordinare le fiscalità locali e agire sulla perequazione, ovvero assicurare l’equilibrio fra le regioni più ricche e quelle più povere”.

Proprio su questo secondo compito si apre la riflessione sui due principali modelli di federalismo: competitivo o solidale. “ Il federalismo, così com’era stato presentato dalla lega era di tipo competitivo. In poche parole questo modello prevede una totale autonomia e nessun coordinamento fra stato centrale ed ente locale. L’imposizione fiscale è libera e può dirigersi sugli stessi cespiti. Un federalismo così attuato significherebbe l’abbandono delle regioni deboli e alimenterebbe il divario fra nord e sud”. Fortunatamente la Carta che Flick ha difeso nei suoi 9 anni da giudice della Corte Costituzionale “pone un forte sbarramento ad un progetto del genere, che fra i suoi rischi vede l’acquisizione da parte delle regioni di materie come la sicurezza che portata ad estreme conseguenze da vita a idee come le ronde”. Il federalismo modello lega, insomma, è quello in cui “i ricchi se la godono, i poveri si arrangiano”.

Il federalismo solidale, al contrario, è il frutto di battaglie parlamentari che hanno stravolto il testo presentato dalla Lega e ci hanno portato al testo di oggi, di certo non perfetto ma anni luce distante dall’idea iniziale. L’intento del PD era raggiungere quello che Flick definisce “federalismo solidale, modellato sulla perequazione e sul coordinamento dello stato centrale. È un modello basato sulla responsabilità e sul controllo della spesa, che permette un controllo diretto da parte dei cittadini. La realtà a cui siamo vincolati è quella del federalismo solidale”.

L’obiettivo del federalismo può quindi essere uno solo. mantenere e rispettare le realtà territoliari senza lasciare indietro nessuno. “La nostra Costituzione si può sintetizzare in due principi fondamentali: la pari dignità sociale, che vuol dire diritto alla diversità, e la laicità delle idee, grazie alla quale si lavora insieme perl’unità, a prescindere dai pregiudizi”.

da www.partitodemocratico.it