cultura

"Senza cultura e informazione non c`è futuro", di Vincenzo Vita

Nessun dorma`, come evoca la notissima romanza della Turandot`. Se non ci si sveglia, già nelle prossime ore quella – come tante altre opere – cesseranno di essere rappresentate nei teatri lirici italiani. Come si bloccherà lo straordinario risveglio del cinema italiano. E come chiuderanno i battenti cento testate editoriali (nonché moltissime emittenti locali) con migliaia di persone a rischio di disoccupazione. E attraverserà il mondo dei seicentomila lavoratrici e lavoratori della conoscenza il terremoto dei tagli e dei bavagli. Sono solo alcuni degli `effetti collaterali` del cosiddetto `milleproroghe`, il decreto che entro la fine di febbraio verrà convertito (con il voto di fiducia?), rimaneggiando centinaia di buchi fatti dal governo, che hanno bisogno di toppe e rammendi. Di tutto un po`, ma non saperi, ricerca, scuola, università, spettacolo, beni culturali e informazione.

No. Quelli sono considerati territori non controllabili dal partito-azienda-televisivo, che ha bisogno di una società meno critica, non indipendente, meno colta, ignorante. Infatti, sugli emendamenti numerosi – in qualche caso, come sul rimpinguamento del fondo per l`editoria, bipartisanin merito alle materie della conoscenza e della riproduzione sociale è calato un silenzio tombale. Si rinvia continuamente l`esame dei singoli punti nelle riunioni delle Commissioni affari costituzionali e bilancio del Senato, che sembrano un`orchestra perennamente impegnata (con ritmi assai lenti) nelle prove generali.

La `prima` non si se e quando arriverà, magari sotto specie di `maxiemendamento`, come impera nell`era giuridica berlusconiana. Nel frattempo assistiamo alla morte della cultura italiana. Lasciamo perdere, poi, ciò che si dice di noi all`estero, dove ricordano i grandi protagonisti del cinema e dell`audovisivo, Cinecittà (a proposito, è in atto una colossale operazione speculativa?), l`Opera che ha diffuso la lingua italiana in paesi lontani, il teatro e dove si apprezzano i giovani artisti misconosciuti in un paese `occupato` anche nell`immaginario collettivo. Si rischia la desertificazione, come ha ricordato Bersani nelle conclusioni dell`assemblea nazionale del Pd.

Si rischia la marginalità nel villaggio globale. Per non dire dei precariati perenni, dell`assenza di certezze nelle e delle figure professionali, della crisi delle tutele, dei crolli di Pompei, della delocalizzazione delle produzioni. E un dramma, non un melodramma, come si era abituati in altre, pur discutibili, fasi della vita della Repubblica. Il Presidente del Senato Schifani svolse un impegnato intervento all`apertura del congresso della Federazione della stampa. Sì, Presidente, sono in pericolo libertà fondamentali, perché senza informazione e saperi anche l`esercizio degli altri diritti è impossibile. Dunque, sia così cortese e coerente di battere un colpo. Come sa, i discorsi da soli non bastano.

L’Unità 07.02.11