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Appello PD Università e Ricerca

Io ho già sottoscritto questo appello. Mi auguro che tu lo sostenga con forza, perchè in esso si condensano poche e chiare idee per rilanciare il sistema della Formazione Universitaria e della Ricerca in Italia.

Ecco il testo:

Università e Ricerca cresceranno con il Partito Democratico.
Alta formazione e ricerca per lo sviluppo economico e territoriale
“Trovandosi al punto d’incrocio della ricerca, dell’istruzione e dell’innovazione,
le università hanno in mano, sotto diversi aspetti, la chiave dell’economia e
della società della conoscenza”. Queste parole, tratte da un documento della
Commissione Europea del 2003, continuano ad esprimere efficacemente il
ruolo dell’Università nella società contemporanea. Università vuol dire alta
formazione, ricerca ma anche sviluppo economico e territoriale. Le politiche
sull’università devono tenere conto di tutte e tre le missioni. Le università
italiane sono molto differenti tra loro, per dimensione, per finanziamenti, per
qualità scientifica e didattica. Non si devono creare università di serie A e di
serie B, ma non si deve neppure livellare tutte verso il basso. Ogni ateneo deve
progettare con serietà il suo futuro e il sistema nazionale deve incoraggiare e
premiare chi fa meglio. Tutte le università chiedono giustamente di veder
riconosciuti i risultati che hanno saputo raggiungere, in modo da poter
realizzare le proprie aspettative di crescita. Hanno ragione e il PD garantisce il
suo sostegno alle università che vorranno impegnarsi seriamente nella crescita
della qualità in un quadro di stabilità e solidità finanziaria e di coesione del
paese.
Più istruzione per molti
L’Università non è più soltanto la scuola d’élite per formare la classe dirigente
del paese ma deve essere il luogo capace di formare la maggior parte dei
cittadini dando loro gli strumenti culturali e professionali che li rendano capaci
e consapevoli di vivere in una società della conoscenza la cui coesione è
garantita da una maggiore equità sociale e di genere. Garantire formazione
universitaria ad una quota maggiore di cittadini non deve implicare
necessariamente rinunciare all’eccellenza.
Per raggiungere questo obbiettivo l’Università ha bisogno di un nuovo sistema
di governo, adatto al suo nuovo duplice ruolo e coerente con l’autonomia che il
sistema universitario ha e merita. Poche regole chiare, poca burocrazia,
autonomia piena, trasparente e responsabile ed una rigorosa valutazione.
Largo al merito e alla valutazione
Le università, al pari di altri settori strategici del nostro Paese, devono
superare le logiche improprie che troppo spesso inquinano l’operato di chi vi
lavora: nepotismo e clientelismo non possono avere cittadinanza nell’Università
che vogliamo e di cui il Paese ha bisogno.
Perché l’Università torni ad essere il grande motore della mobilità sociale
bisogna prima di tutto dare valore al merito in tutti i luoghi del sapere.
L’Università ha bisogno di strumenti in grado di evidenziare merito e qualità
all’interno delle sue strutture: la valutazione è certamente il più importante.
Valutare non significa punire ma significa permettere al sistema e agli atenei di
evolvere continuamente verso risultati migliori.
Aumentare i finanziamenti pubblici verso Università e Ricerca è un obbiettivo
strategico soltanto se si rivedono i criteri di assegnazione delle risorse. Si deve
aumentare la quota di risorse trasferita tramite valutazione, fino al 30% nel
prossimo decennio. E’ la condizione per introdurre la cultura del merito in tutti
gli aspetti della vita universitaria e della ricerca, dalla carriera dei docenti, alla
forma di governo, ai percorsi di formazione dei docenti e dei ricercatori. E’ la
condizione per affermare l’autonomia come responsabilità. E per riaprire
l’università italiana al contributo di tutti gli studiosi del mondo.
La ricerca è un investimento strategico
L’Italia investe troppo poco in ricerca, la metà della media europea, un terzo
della Germania. L’investimento in ricerca è un’emergenza nazionale perché la
ricerca è la leva dello sviluppo. La ricerca deve essere di base e applicata,
precompetitiva e industriale ma, nel sistema delle università e della ricerca
pubblica, si deve lasciare spazio alla ricerca libera, cioè quella guidata dalla
curiosità dei ricercatori, senza la quale la filiera ricerca-innovazione-sviluppo si
paralizza e declina. Anche nella ricerca, largo al merito e alla valutazione. I
finanziamenti alla ricerca devono avvenire all’interno di un quadro complessivo
di investimenti pubblici e privati e la selezione dei progetti da finanziare deve
essere subordinata a criteri chiari, trasparenti e coerenti con le prassi
internazionali, come alcuni autorevoli scienziati italiani hanno recentemente
chiesto con forza appellandosi al Presidente della Repubblica.
Investire nel capitale umano
Un’indispensabile “cura” per il sistema universitario è la valorizzazione del
capitale umano, vera risorsa del nostro Paese. Investire negli studenti più
meritevoli, valorizzare il dottorato di ricerca quale massimo livello di
formazione, rendere attraenti le carriere dei ricercatori rappresentano tre
emergenze del nostro sistema.
Il reclutamento deve diventare serio, trasparente e allineato agli standard
internazionali, non si può attendere oltre. Diminuire il precariato dei giovani
significa reclutare in ruolo prima – professori a trent’anni – puntando sul
potenziale che i giovani esprimono. Una valutazione periodica seria dei risultati
ottenuti da ciascun professore costituirà lo strumento per percorsi di carriera
regolati dal merito a qualunque età.
Più Europa
L’Italia deve essere parte sempre più attiva del sistema europeo dell’alta
formazione e della ricerca. Non deve continuare ad avere il primato del
differenziale fra i giovani ricercatori esportati (tanti) e quelli importati
(pochissimi), ma deve diventare un luogo appetibile dove svolgere ricerca.
Questo si ottiene, oltre che adottando il merito come unico criterio di selezione,
anche riducendo la burocrazia e investendo nelle infrastrutture di ricerca.
Inoltre tutti gli studenti universitari italiani dovrebbero avere l’opportunità di
svolgere almeno un semestre in un’altra università europea (Erasmus), anche
per aumentare il senso di appartenenza all’Europa dei giovani e, in prospettiva,
di tutti i cittadini.
Il Partito Democratico si impegni a promuovere una nuova stagione in cui
Università e Ricerca si avvicinino ai cittadini e il dibattito sul loro futuro diventi
un tema cruciale di interesse diffuso, a partire da chi vive e lavora dentro gli
atenei. Sono molte le sedi, anche all’interno delle istituzioni universitarie, in cui
si può portare il seme di queste idee. Solo se avranno cittadinanza piena,
potremo sperare che l’Italia non si rassegni e riprenda a crescere anche in
questo campo portando a compimento il processo europeo lanciato nel 2000 a
Lisbona.

Primi firmatari (in ordine alfabetico):
Roberto Battiston, Università di Perugia
Giliberto Capano, Università di Bologna
Claudio Costantino, Componente del CNSU e del CUN, Palermo
Francesco Esposto, Componente del CNSU, Brescia
Marzia Foroni, Studentessa universitaria
Manuela Ghizzoni, Deputato PD, Capogruppo PD VII Commissione Camera
Ignazio Marino, Senatore PD, Presidente Commissione Sanità Senato
Luciano Modica, Sottosegretario Ministero Università e Ricerca
Donato Montibello, Presidente nazionale della RUN – Rete Universitaria
Franco Pacini, Università di Firenze
Diego Piccoli, Componente del CNSU e del CUN, Roma
Andrea Ranieri, Responsabile Area Sapere PD
Marta Rapallini, Area Sapere PD
Giancarlo Schirru, Università di Cassino
Albertina Soliani, Senatrice PD, Capogruppo PD VII Commissione Senato
Giuseppe Tognon, Area Sapere PD, Responsabile università e ricerca
Antonio Vicino, Università di Siena

per aderire inviare e-mail: marta.rapallini@miur.it