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“Scassano le istituzioni, l’indifferenza è pericolosa”, intervista a Oscar Luigi Scalfaro di Pietro Spataro

Quando le quotazioni di un Paese scendono, poi non risalgono in tre minuti… ». Oscar Luigi Scalfaro è preoccupato. Guarda le vicende della politica, le tensioni istituzionali e il logoramento dell’immagine dell’Italia e invita a ritrovare un senso unitario. «Non dobbiamo stare a guardare», dice. Ci tiene a ricordare i passaggi della sua profonda amicizia con Pietro Ingrao. «Ci vogliamo bene», aggiunge parlando del vecchio leader comunista. Presidente, Zagrebelski ha scritto che siamo in presenza di una crisi istituzionale grave e che la Costituzione, da luogo della pacificazione, sta diventando luogo di scontri distruttivi. Che ne pensa? «Ripeto spesso che la Costituzione è per la pacificazione, è il documento fondamentale in cui i cittadini si riconoscono. Per questo ritengo ci sia un dovere del mondo politico: tenere gli occhi aperti sulle riforme costituzionali. Ricordiamo che c’è già stato un tentativo nel 2006. Allora ebbi una forte preoccupazione: la Costituzione è l’ultimo baluardo di difesa, se viene demolito o superato il discorso diventerà molto crudo. Se penso che quella riforma, che per fortuna fu bocciata con oltre il 60% dei voti, fu fatta solo dalla maggioranza di governo sento dentro di me un forte allarme mentre constato che oggi la maggioranza è numericamente assai più forte». Già allora si tentò di rafforzare in modo eccessivo i poteri del premier… «Quella riforma riconosceva il potere del premier di mandare a casa Camera e Senato. In un passaggio si proclamava che il presidente scioglie le Camere e ne è l’esclusivo responsabile. E si aggiungeva che il decreto di scioglimento è firmato dal Capo dello Stato.Come dire che il capo dello Stato è del tutto irresponsabile. Ci furono delle sfrontatezze. La nostra Costituzione dice al primo articolo che l’Italia è una repubblica democratica. Ma cosa resta di democratico quando il capo del governo può mandare a casa i parlamentari?» Oggi però quelle ipotesi tornano in campo. Che fare? «Ho una fede intensa nel Parlamento, è la mia preoccupazione dominante. In Italia i governi vivono di decreti legge ed è una critica che faccio a tutti. Ma questo taglia fuori il Parlamento. Ho la sensazione di un pesante impoverimento del Parlamento. Prima il mandato era ricevuto dal popolo, oggi abbiamo un Parlamento dove le persone non sono scelte dal popolo. Un conto infatti è avere la fiducia di migliaia di persone e un conto essere lì perché ti ci ha messo il partito». Insomma l’Italia vive un’altra crisi istituzionale delicata? «Basterebbe un po’ di intelligenza per rendersi conto che difendere la natura dell’istituto Presidenza della Repubblica e le prerogative del Capo dello Stato è interesse di tutti, maggioranza e opposizione. Non si può perdere questo senso unitario della nostra vita democratica. Altrimenti bisognerebbe dire che qualcuno pensa allo scasso». In che cosa consiste questo tentativo di scasso? «C’è una presunzione di godere della fiducia del popolo contrapponendola a qualunque norma costituzionale. Ricordo quando Berlusconi dichiarò che il popolo sapeva delle sue vicende giudiziarie e però lo aveva votato. Dissi allora e lo ripeto oggi: il voto non è un detersivo». I magistrati sono di nuovo sotto tiro, gli attacchi sono pesanti. Che ne dice? «Si ha la sensazione che si voglia affrontare la riforma della giustizia come replica a una sentenza della Corte Costituzionale che viene giudicata negativa. Per fare le riforme occorre una mentalità serena. Come magistrato constato che si rivolgono alla magistratura una serie di accuse. Tra l’altro si dice che la giustizia è a orologeria, che quando Berlusconi è al governo spuntano i processi, che la giustizia è politica. Dobbiamo prendere atto che, per quanto noi magistrati facciamo le cose rispettando le regole, c’è questa critica. Se constatiamo questo non possiamo non notare che la sentenza Mondadori è uscita poco prima di quella della Corte Costituzionale sul Lodo Alfano». Si torna a parlare di pm sottoposti al «All’assemblea costituente Giovanni Leone sostenne la dipendenza dall’esecutivo. Egli allora ragionava in via teorica, noi oggi dobbiamo pensare alla situazione storica in cui viviamo. Credo quindi che sia stato molto utile e saggio l’intervento del presidente della Camera». Il premier l’ha accusata di essere stato un presidente di sinistra che ha nominato giudici costituzionali di sinistra. Come si sente a essere di sinistra? «Nessun fastidio perché penso che le verniciature dall’esterno contino molto poco. Il presidente del Consiglio ha accusato medi aver nominato dei giudici costituzionali. Ora di quelli nominati da me non c’è più nessuno. Ha anche detto che 11 dei 15 giudici sono di sinistra. Siccome a giudicare che il Lodo Alfano è incompatibile con l’art.3 della Costituzione sono stati in nove dovremmo per caso chiederci chi sono i due traditori?È triste dover raccogliere certe miserie». Due settimane fa migliaia di persone hanno manifestato per difendere l’art. 21 della Costituzione. Ritiene che la libertà di stampa sia in pericolo? «Non c’è dubbio che la libertà di stampa soffra. Diciamo che oggi si altera in qualche modo la possibilità di essere a conoscenza dei fatti. Osservo anche una forma di populismo invadente che crea certe ondate che hanno più il sapore dello stadio che non quello della consapevolezza civile. Ridurre tutto al consenso e ai sondaggi vuol dire mortificare la politica». Ma secondo lei la nostra democrazia corre qualche rischio? «Ci sono sintomi di pericolo, soprattutto nelle dichiarazioni del premier. Non bisogna mai dimenticare che il capo del governo è uno dei quattro vertici della Repubblica. Forse siamo retrogradi o parrucconi non lo so, ma in qualsiasi parte del mondo da un premier ci si aspetta un comportamento in sintonia con la carica che ricopre». Che cosa si sentirebbe di dire agli italiani in questo momento? Quale è il suo messaggio? «Il nostro popolo ha pagato duramente le posizioni dello stare a guardare. Lo stesso fascismo quando andò al potere era una minoranza assoluta. Stare a guardare è un pericolo. Io sono ottimista e per questo mi fa paura l’indifferenza ».
L’Unità 17.10.09